“…e cosa fai per vivere Simon?!”
“Beh, vediamo…respiro.”
Voglio dire anche se mangi
Aragoste o Kobe e bevi
Armand de Brignac
Alla fine vai in bagno come
Se avessi mangiato
Aringhe o Kebab
E bevuto Finkbrau
E ora il mio smartphone
Non è solo scotchato
Sopra e sotto ma mi è
Pure caduto e ha crepe
Sparse e tutto funziona
Al rallenty
Ma la legge è stravagante
È una commedy
Loro possono mentirmi
Chiamandolo marketing
(O ragione di stato)
Ed io non posso dargli
Due pugni e chiamarla
Chirurgia plastica.
Calo gli occhi sul piatto
Occhi d’olio mi guardano
Solcando brodi annacquati
E mi viene da ridere e non so
Nemmeno il perchè
A volte scrollo le foto
Nello stesso modo
Lungo tutta la rubrica
Telegram un mare di facce
La maggior parte sembrano
Convinte di sé
Come quelli del Rotary Club
E mi guardano e non provo
Più niente un cucchiaio
Alla volta di roba tiepida
Lunghi istanti d’insipido
A gozzovigliare
Fino a scarpettare il fondo
Sarà che ho la SAD
Ad ogni minimo sbalzo termico
E sarà che ho l’ADHD
Perchè dissento
Ma le lumache si sono fatte
Ogni stupida foglia del mio
Basilico
Un fatto così piccolo
Che è più forte di me
Lo guardo attraverso
Una bottiglia di Jameson a metà
Affinchè sia verde
Affinchè passi
O trapassi
Finto e verde il più a lungo
Possibile
Manderei lumache a cucine
Francesi
Ascolterei il crack dei gusci
Sotto le mie scarpe
E mi viene da ridere e non so
Nemmeno il perchè.
ll mio prof di plastiche
Aveva un blazer
A quadri scozzese
Di una certa classe
Con una spilla di Topolino
Il solo a non avermi
Mai chiesto di togliermi
I guanti di lana senza dita
E la giacca di pelle
Che poi era di mio fratello
Più grande che poi era
Di nostro fratello più grande
E i capelli lunghi da davanti
La faccia mentre
Disegnavo desertificando
L’attorno
Con la faccia da Ventisette Club
E mi puntavo il compasso
Nel palmo della mano
E mi veniva da ridere e non sapevo
Nemmeno il perchè.
Accendo una sigaretta
Mi brucio qualche pelo
Di barba e una ciocca
Di capelli
C’è puzza di pollo
E ho il pollo in forno
A riscaldarsi come il mio
Vicino in giardino
Già a petto nudo e
In calzoncini
Lo guardo steso sulla sdraio
Io sono seduto
Come un detenuto
Ho una giacca di pelle
Mi saluta e mi chiede
Come va
Gli dico che va una favola
Mi chiede
Se non ho caldo
Con la giacca di pelle addosso
Gli rispondo di nuovo
Che va come
In una splendida favola 
Poi infila le ciabatte
Sformate e squallide
Ed entra in casa
Per parlare quasi di certo
Di questo mio anomalo freddo
E ironico compendio
Con la moglie entusiasta
Di tutta questa storia 
Ma li capisco la vita
Del resto ci ha sconfitto
Solo che lui
Come molti altri
Non l’hanno ancora capito
La maggior parte sembrano
Soddisfatti di sè
Da piccolo avevo
Ercolino Semprinpiedi
Preso con i punti dei formaggini
Galbani
È stato un buon amico
Più di molti altri
In questa favola
Che va come In una favola
E mi viene da ridere e non so
Nemmeno il perchè.

2 risposte a “Gusci by Simon James Terzo”

  1. mi piaci sempre un casino come un disco di rock’n’roll

    "Mi piace"

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