“Non riesco a capire
Come tu sia
Sopravvissuto a certe cose,
Anche a te stesso,
Fino ad adesso.”
Allora leggimi,
Sai quanto ho amato
E disprezzato
Ogni giorno, ogni data
Ogni amore, ogni sconfitta
Ogni parola bella
Ogni vittoria ogni ferita
Sai come mi lascio
Sprofondare agli inferi
Solo per tornare
Con ustioni splendide
Sai come volo
Tocco quasi il cielo
Solo per precipitare
Con impressioni candide
Sai che abbraccio il bene
Abbraccio il male
Solo stringo diversamente
Perchè mi stringono
Diversamente
Ho accolto tutti
Ho accolto tutto
Ho fatto lo scemo
L’intrattenitore
Anche nelle notti peggiori
Mi servirono dei fegatini
Avanzati appena tiepidi
In un piatto bianco
Di plastica e c’era
Un capello dentro
E finì nella mia bocca
Avrei voluto sputare tutto
Vomitare tutto
Invece lo tolsi
Fingendo niente
Per rispetto
E continuai a ingozzarmi
Perchè venivo da fuori
Da giorni tra le strade
Di una città sonosciuta
E quella era gente
Del tutto sconosciuta
Che mi vedeva male
Senza alcun motivo
Quindi morire
Se devi morire
Meglio provare a farlo
A stomaco pieno
E magari meglio
Dopo una doccia
Calda
Dopo due dita
Di alcol
Dopo una risata
Prima di prendere
Sonno
Solo
In un letto
Stretto
Con un libro in mano
Bruciato dal rogo
Dell’ultimo tiro.
E con un foglietto,
Mezz’ora il tempo
Era scaduto,
Su cui scrisse un indirizzo
Con carattere deciso
Mi accompagnò fuori
Come un buttafuori
Indicandomi
La direzione della strada
Sotto la luce calda
Della sua bella veranda
“Sempre dritto di là, la prima a destra
Poi prosegui dritto.”
Ho fatto lo scemo
L’intrattenitore
Anche nei momenti peggiori
Mi disse seguimi
Sulla scala
Buia e scricchiolante
Quella donna anziana
I tacchi bassi e larghi
La cadenza martellante
Come marcia militare
L’aspetto tetro e avido
In una gonna pannolenci
Che emanava canfora
Stridevo i denti
Aveva il corpo da Schnauzer
E la faccia da Pinscher
I denti fuori da Pitbull
Quando aggredisce
La sclera gialla
La fronte onde
Chignon di fronde
Fino alla porta
Di quella stanza.
“Mi raccomando si svegli presto, entro le 10 se ne deve andare.”
“Certo signora, mai mi ci vorrei abituare.”
“Ah, non prenda alcol dal minifrigor.”
“D’accordo signora.”
Era una stanza strana
Un corpo vivo senz’anima
Come rimasto dentro le mura
All’oscuro
Dello scorrere del tempo
Da ogni moda
Ogni cambiamento
Tutto peltro ottoni fòrmica
Il sebo di chiunque
Su ogni appoggio
Mani schiene sederi
Bocche guance piedi
La ferrovia statale
Scorreva sotto
Curvava un pelo accanto
Si perdeva all’orizzonte
Avvicinato dal buio pesto
E il fosco fitto
Oltre cui
Solo avrei voluto
Andare
Con tutto
Quel resto d’arredo
Inerme
Le altre vite da qui
Passate
Nel nulla e magari
Finalmente
Capirci
Qualcosa.
Il letto secco come di cartone
Le lenzuola umide e sporche
Tirai fuori dal tascone
Del giaccone Enrico Pea
Sgranando ogni lettera
Come con i grani del rosario
Faceva mia madre
Chi salmodia e chi riflette
Forse alla fine non differisce
Per niente
Allora ascoltale
Urla da fuori
Nella mezzanotte
Dalla strada
Le sirene della volante
Sai quanto ho amato
Ed odiato
Ogni giorno nuovo
Con tutto me stesso
Rimpianto il risveglio
Rimasto sul pavimento
Usato colla
Al posto del collirio
Ma meglio che laido
Ipnotizzato
Alienato
Industrializzato
Allora guardami
Sono le tre di mattina
E sgrano queste lettere
Come con il rosario
Faceva mia madre
Bevo due birre
Del minifrogor
Butto i vuoti
Sui binari di sotto
Accendo una sigaretta
E mi metto
A dormire.
Allora guardami
Come un contenitore
Ma dentro ho un gatto
L’arredo distrutto
Prima chiedilo a Schrödinger
Se non capisci cos’è
Poi non chiederti “come”
Chiediti
“Se”.






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