Se Neruda domanda: “Quanto tempo vive un uomo, infine?”, Brian Patten (poeta e scrittore inglese nato nel 1946) ci fornisce una risposta sincera in una poesia tratta dalla sua opera “Armada” (1996).
Aprendo la sua lirica con alcuni versi tratti da “¿Cuánto vive el hombre, por fín?” di Neruda, Patten stabilisce immediatamente un legame con il poeta cileno, ma va oltre e fornisce la più semplice delle risposte: “Un uomo vive finché lo portiamo dentro di noi”.
Ma quanto tempo vive l’uomo, infine?
Vive mille anni o uno solo?
Una settimana o alcuni secoli?
Quanto tempo l’uomo trascorre a vivere o a morire
e che cosa intendiamo quando diciamo “andato per sempre”?
Alla mercé di tali preoccupazioni, cerchiamo chiarimenti.
Possiamo andare dai filosofi
ma si stancheranno delle nostre domande.
Possiamo andare da preti e rabbini
ma potrebbero essere impegnati nelle loro occupazioni.
Quindi, per quanto tempo vive un uomo, dopo tutto?
E quanto vive mentre vive?
Ci agitiamo e poniamo così tante domande –
poi quando si tratta di noi
la risposta è così semplice, dopo tutto.
Un uomo vive finché lo portiamo dentro di noi,
perché è per tutto il tempo in cui portiamo la messe dei suoi sogni,
per tutto il tempo in cui noi stessi viviamo
mantenendo i ricordi in comune, che un uomo vive.
Chi lo ama porterà il suo profumo, il suo tocco:
i suoi figli porteranno la forza del suo amore.
Un amico porterà i suoi ragionamenti,
un altro canticchierà le sue melodie preferite,
un altro ancora condividerà i suoi terrori.
E passeranno giorni con visi attoniti,
poi settimane, poi mesi,
poi ci sarà un giorno in cui non verrà posta alcuna domanda,
e i nodi del dolore si scioglieranno nello stomaco
e i visi gonfi si calmeranno.
E in quel giorno lui non avrà smesso di esistere
ma avrà smesso di essere separato dalla morte.
Quanto tempo vive un uomo infine?
Un uomo vive tanti periodi di tempo diversi.





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