Stringo in una mano
La foto di te
Che poi sei me
Mi guardi che non sembro
Più te
Un mostro senza più gioia
Non potersi inginocchiare
A sé stessi
Senza alcuna gloria
Nell’altra mano ho un bicchiere
Di Vin brulé scuro
Caldo il giusto
Eri così piccolo
E ridevi
Mi viene difficile ricordare
Ora il perchè
Forse il calcio
Ad uno stupido pallone
Forse una corsa nel prato
Un gelato
Un cartone
In quelle braccia avvolte attorno
Di una madre
Cosa ti ho fatto?!
Certo non pensavi
Sarebbe andata così
Ma la vita è questa
L’ingenuità non tiene testa 
A quello con la pistola
Nella cinta
A quelle sgamate
Con la gonna corta
A quelli con la testa
Vuota
Con i muscoli grossi
Fatti di roba
Quelli con i soldi
Come interiora
Le lingue di serpi
Nei vicoli stretti
Quelli del fisco
Quelli in parlamento
Un covo di pupazzi
Coscienze di stracci
Come potremmo
Distrarci?
Forse il calcio
Ad uno stupido pallone
Forse una corsa nel prato
Un gelato
Un cartone
Ogni dispetto
Poi mette sospetto
Diventa infetto
La carne sembra
Più solubile
Nonostante ‘sto cercare 
Di renderla più spessa
Strisciando quella barba ispida 
Di un padre
Più dura del Nitruro
Di Boro,
Fanculo,
Non mi guardare in quel modo
Con quegli occhi
Che abbiamo
Li conosco meglio
Di te
Sono troppo dolci
E sono tutti ipoglicemici
Difendermi come in un rito
Tribale
Una fede al cilicio
Sequenziale
Cos’altro avrei dovuto fare?
Ti ho difeso,
Piccolo offeso,
Non ho pagato la retta
Via
Sono stato messo
Via
Ho vissuto all’inverso 
Con gli organi fuori
E la pelle dentro
Così che tu sentissi solo
Un umano contatto
Ed io pagassi
Tutto il resto
Prendessi i colpi
Le lame
Prendessi il freddo
Le bave 
Forse non puoi capirlo
Adesso
Forse ho sbagliato
Fa lo stesso
Non posso andare avanti
Nemmeno fingendo
Di camminare all’indietro
È un gorgo
È un ingorgo
Non esiste uno sturatore
Adatto a questo
Dimmi qualcosa di buffo
Che non conosco
Fammi fare un gioco scemo
Che non ricordo
Ferma questa testa
Almeno un momento
Spara a questa testa
Rendila un Pollock
Sul muro umido
Ci metto la firma
Ma sei troppo buono
Ti conosco
Hai imparato la parola
Da chi non aveva altro da fare
Ho imparato il silenzio
Da chi aveva altro da fare
La lampadina è una luna a pezzi
Nel mio bicchiere 
Di Vin brulé scuro
Ormai freddo
Mi strappo una cuticola
Con i denti
Come fa il becco di un’aquila
Dalla carcassa
Dello sconfitto
C’è un filo di sangue
Sul dito
Intanto mastico
E mi guardi che non sono
Più te
Un mostro senza più goia
Non potersi inginocchiare
A sé stessi
Senza nessuna forza
Ti tengo nella mano
Ti porto fuori
Il cielo è d’asfalto
Prendo l’acrilico
Azzurro
Lo butto nell’acqua
Di una pozzanghera lercia
Diventa tersa
Diventa bella 
Diventa il cielo
In terra
Che questo ti sia
Spero
Almeno di un qualche
Sollievo.

10 risposte a “Post-Cit. Fotoloquio by Simon James Terzo”

  1. Eh, sì, carissimo Simon con i tuoi versi hai buttato la tua anima nella pozzanghera lercia di questa eterna realtà, trasformandola in un acrilico azzurro che ci conforta con la sua irrealtà.

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    1. Carissimo Marcello, grazie, perchè se anche solo un piccolo conforto, queste parole portano, allora questo a sua volta mi conforta, un po’ come uscirne azzurri, nudi, da questa pozzanghera lercia, e riconoscersi.

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  2. Mi chiedo solo, quant’è consumata quella foto, di tanto stringerla e aprirla. 🌷 buona giornata.

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    1. Quasi da non più vederla, ma tenerla stretta e sentirla, la vista a volte inganna, e anche la memoria, ma non di certo il loro valore.
      Grazie Frida 🙏🏻
      Buona giornata anche a te 🌷

      Piace a 1 persona

      1. Già, sentimento, immateriale… molto bella

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  3. […] Post-Cit. Fotoloquio by Simon James Terzo […]

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  4. Scrivere è proprio questo: esorcizzare l’anima, il corpo, la persona stessa attraverso la poesia, perché vivere questa progressione di ritmi è come elevarsi dopo la caduta !!!

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    1. Le tue parole sono sempre davvero preziose “come elevarsi dopo la caduta” Grazie Antonio 🙏🏻

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  5. Un vortice, molto, molto bello. Ma ci si può, anzi si deve, spingere oltre la figurazione; ed allora si scende ad una profondità inebriante: da vertigine.

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    1. Ciao, ti ringrazio molto per le tue parole, è esattamente come dici “spingere oltre la figurazione” scivolate nel significato più intimo della “profondità”, non sempre comodo, facile, o gioioso, ma sempre “inebriante”. 🙏🏻

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