Secondo tradizione, eccomi pronta a ragionare sulle mie letture dell’anno appena concluso.
Quest’anno ho superato me stessa: la conta dei libri è arrivata a 128, la più alta dal 2017, che è quando ho iniziato ad appuntare su un foglio excel i libri che leggo durante l’anno. 57 sono saggi (storici o su tematiche di attualità), cinque biografie, due diari/memoir, tre raccolte di poesia. Tutto il resto è narrativa, perlopiù recente, i classici li ho letti in dosi massicce da ragazza e da giovane donna, anche se di tanto in tanto mi capita di rileggere qualcosa o di affrontare qualcuno di quelli che ancora non avevo letto. Mi ha sorpreso notare che su circa 60 romanzi solo nove sono gialli: io che fino a qualche anno fa ne leggevo a vagonate. Il fatto è che anche in quest’ambito i classici li ho divorati anni e anni fa, sono passata dal giallo inglese al noir americano al giallo scandinavo e ormai sono a corto di novità che mi attraggano. Ci sono tanti autori e tante autrici italiane che si cimentano col giallo e hanno un grande successo ma io non ho ancora trovato qualcuno tra loro che mi soddisfi veramente. Manzini, De Giovanni, Pulixi, Cassar Scalia, e mille altri: posso leggerne un romanzo o due, ma non mi sono appassionata a nessuno, o a nessuna.
Un’altra cosa che ho notato, rimanendo sui numeri, è che quasi la metà dei libri che ho letto quest’anno li ho comprati. Fino a qualche anno fa riuscivo a saziare la mia fame di letture grazie alla biblioteca, di cui ancora sono un’assidua utente, ma ultimamente ho ricominciato a comprare libri, cose che voglio leggere subito senza aspettare che arrivino in biblioteca o opere che so che in biblioteca non ci arriveranno mai.
Oltre la metà, 71 libri, sono di autore o autrice italiana, e questo dato è indicativo di un cambiamento nelle mie letture, cambiamento non repentino, ma avvenuto e consolidato nel corso degli anni. Un tempo non leggevo quasi per niente scrittori italiani, la letteratura inglese, americana, ebraica, mi parevano molto più interessanti, inoltre nutrivo un certo snobismo per la produzione nostrana. Col tempo, anche grazie al fatto di essere diventata a mia volta una scrittrice, di aver iniziato a frequentare incontri, presentazioni, fiere del libro e aver conosciuto altre scrittrici e altri scrittori, ho avuto l’occasione di conoscere meglio il mondo letterario italiano e ho fatto anche delle bellissime scoperte.
Infine, un dato sul genere: solo 40 su 128 sono scritti da donne. Qualche romanzo, molto saggi, perché le donne come saggiste sono bravissime. In ambito letterario, continuo a privilegiare gli uomini e continuo a dispiacermene. Mi chiedo se ciò non dipenda da una mia incapacità di trovare autrici che parlino al mio cuore, da un pregiudizio inconsapevole che mi porta a leggere di preferenza autori piuttosto che autrici. Lasciando da parte il romance, un genere che detesto e che proprio non leggo, lasciando da parte certi romanzi un po’ troppo intimisti e intrisi di buoni sentimenti (ma ne scrivono anche gli uomini), ho notato per esempio che c’è una tendenza, da qualche anno in qua, da parte di scrittrici che definirei molto accurate e diligenti, a documentarsi su un determinato argomento e poi imbastirci su un romanzo che però, ai miei occhi, sa un po’ troppo di “compitino” e non mi persuade mai del tutto. Penso alla sciagura delle saghe aventi come protagoniste famiglie importanti opportunamente romanzate, dai Florio ai Menabrea ai Crespi, o anche famiglie immaginarie, come quelle protagoniste della Casa sull’argine o dei Cognomi delle donne, o ai due romanzi di Giulia Ciarapica, Una volta è abbastanza e Chi dà luce rischia il buio. Alcuni di questi libri li ho letti, altri no, perché so in partenza che non mi interesseranno. Un altro genere che non mi persuade, sempre praticato da scrittrici, è quello in cui la protagonista è una donna che “lotta”, “si batte”, “si riscatta”, “trova se stessa”, “trova la propria strada”… ecco, io sono storta, lo sapete, e mi piacciono di più le storie che hanno per protagoniste delle sconfitte, che magari lottano e si battono, ma che non ce la fanno a riscattarsi. Capisco che il lieto fine sia confortante e che per questo piaccia a molte lettrici (e qui uso il femminile perché si sa che chi legge è prevalentemente donna). Insomma, amiche scrittrici, io davvero vorrei leggervi, ma voi dovreste farmi il favore di scrivere cose che possano incontrare il mio gusto!
D’accordo, Marisa, brava, ma ora fuori i titoli, dicci che cosa hai letto di bello o di brutto, starete pensando: e io soddisferò la vostra curiosità nel prossimo articolo.





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