Senti come non c’è.
In mezzo alle radure, nell’erba.
Nei fiori dei mille pensieri.
Nei canti di campane.
Nelle pause del suono.
Alle finestre dei sorrisi dolorosi.
Nel sole che regna su questo mondo.
In tutti questi chilometri fatti fino a oggi.
In un ghiacciolo alla menta.
Nell’aria di questo freddo novembre.
Nelle spine sui muri delle mulattiere.
Nel chiacchiericcio delle farfalle.
Nell’importanza delle cose che non importano.
Nelle statue che non ti guardano.
Nel corpo che invece guardi.
E in quello che non vedi.
Nel non voler ritornare.
Nel non poter ritornare.
Nelle poesie mai scritte.
In un orologio che non c’è.
Nell’ombra del mio albero.
In una gita al lago andando a cercarla.
Al chiosco del mercato, bene in vista.
Nelle margherite al bosco.
Lungo le vie d’acqua.
Nella tigre dai denti a sciabola a cui un giorno sei sfuggito.
Nel vociare delle massaie mancanti ai bordi del lavatoio.
Nelle pose, eterne, delle statue.
In una fotografia imparata a memoria.
Nei fuochi sul lago.
In questa pompa che batte, e ribatte.
In un bacio tra farfalle.
In un angelo su un’Husqvarna rossa, alla cava d’argilla.
Nei sogni di un bambino, non di questo mondo.
Nei posti dove fioriscono i desideri, come primule.
In un cielo non tuo.
Nelle tasche.
Nei successivi incanti.
In mezzo alle radure, nell’erba.
Nei fiori dei mille pensieri.
Nei canti di campane.
Nelle pause del suono.
Alle finestre dei sorrisi dolorosi.
Nel sole che regna su questo mondo.
In tutti questi chilometri fatti fino a oggi.
In un ghiacciolo alla menta.
Nell’aria di questo freddo novembre.
Nelle spine sui muri delle mulattiere.
Nel chiacchiericcio delle farfalle.
Nell’importanza delle cose che non importano.
Nelle statue che non ti guardano.
Nel corpo che invece guardi.
E in quello che non vedi.
Nel non voler ritornare.
Nel non poter ritornare.
Nelle poesie mai scritte.
In un orologio che non c’è.
Nell’ombra del mio albero.
In una gita al lago andando a cercarla.
Al chiosco del mercato, bene in vista.
Nelle margherite al bosco.
Lungo le vie d’acqua.
Nella tigre dai denti a sciabola a cui un giorno sei sfuggito.
Nel vociare delle massaie mancanti ai bordi del lavatoio.
Nelle pose, eterne, delle statue.
In una fotografia imparata a memoria.
Nei fuochi sul lago.
In questa pompa che batte, e ribatte.
In un bacio tra farfalle.
In un angelo su un’Husqvarna rossa, alla cava d’argilla.
Nei sogni di un bambino, non di questo mondo.
Nei posti dove fioriscono i desideri, come primule.
In un cielo non tuo.
Nelle tasche.
Nei successivi incanti.
Senti come non c’è.
Non è come se ci fosse?


[ BlogLink : Non Di Questo Mondo ]

[ Franco Bonvini su LaRecherche ]

Una risposta a “Franco Bonvini – Senti come non c’è.”

  1. “Non è come se ci fosse?”

    L’assenza presenza al lavatoio trovo sia la più rumorosa e scenica:

    “Nel vociare delle massaie mancanti ai bordi del lavatoio.”

    e va ripetuta

    “Nel vociare delle massaie mancanti ai bordi del lavatoio.”

    così come per tutte le altre assenze, diversamente non tornano.

    Piace a 1 persona

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