Sia concesso alle parole di urtarsi

come onde che sbattono su pietre

– acrobazie letterarie e salti arditi -.

Quando ho il fiato ghiacciato

m’escono

nubi cristalizzate

dalle fauci.

A volte

hai una massa inestricabile

di filamenti

depositati da tempo immemore…

che

non mi è permesso

d’attraversare

o sciogliere.

Sia concesso alle parole d’urtarsi

come scudi e lance

nel gioco bellico dei nostri ego

non avvezzi a compromessi e diplomazie.

C’è così tanta pace

con poco sforzo:

quando le parole stanno distese

come i corpi

e danzano sussurrando leggere.

Abbandonata la ruvida sonorità

resta solo un’armonica tessitura fonica.


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Una risposta a “Eletta Senso – Tessitura fonica”

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