Inventario di quel che resta quando la foresta brucia. Questo libro che colpisce già dal titolo lungo e articolato è stato pubblicato da Terrarossa, una casa editrice che si distingue per la qualità delle sue opere e per l’incredibile fiuto di cui dà prova nel mettere in luce autori straordinari. Michele Ruol, l’autore di questo testo particolarissimo, è un giovane medico anestesista, ha già pubblicato racconti e testi teatrali e questo è il suo primo romanzo. Ha vinto il prestigioso premio Berto (posso dire che nel 1992 lo vinse mio fratello Maurizio?) e il premio Fondazione Megamark.

Si tratta, come dice il titolo, di un vero e proprio inventario: i 99 capitoletti in cui si divide indicano altrettanti oggetti. E sì, sono oggetti che sono rimasti, in una casa, in un’automobile, dopo che la foresta è bruciata: in senso simbolico, perché l’incendio rappresenta una sventura che si è abbattuta sulla famiglia di Padre, Madre e i loro figli Maggiore e Minore, ma anche in senso stretto, perché c’è realmente l’incendio di una foresta nel romanzo, e solo alla fine si capirà quale sia il legame tra questo evento e ciò che gli oggetti raccontano. Sono oggetti quotidiani, come si trovano in ogni casa, in ogni automobile: un pentolino da latte, un tagliacarte, un cuscino memory foam, addirittura gli incarti di alcuni cioccolatini Lindor. A ciascun oggetto è legato un frammento e i 99 frammenti alla fine ricostruiscono la vicenda di una famiglia.

Che Maggiore e Minore, i due figli di Padre e Madre, siano morti in un incidente d’auto, questo lo si sa da subito; come sia stata la loro vita, la loro infanzia e adolescenza, come abbiano reagito Padre e Madre al lutto, come abbiano vissuto per lunghi anni dopo la terribile perdita, tutto questo emerge via via dagli oggetti che compongono l’inventario.

Con uno stile asciutto, del tutto esente da sentimentalismo, ma capace di dar voce e profondità al dolore, Michele Ruol racconta una storia tragica, senza risparmiare nulla, ma senza indulgere a facili patetismi. Un’opera prima davvero sorprendente.

4 risposte a “Inventario di quel che resta quando la foresta brucia, di Michele Ruol (Terrarossa, 2024) Recensione di Marisa Salabelle”

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  2. Davvero originale. Merita sicuramente di essere letto. Brava Marisa, a scoprire testi mai banali.

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  3. Seguo Terrarossa perché pubblica Ezio Sinigaglia, che mi piace molto, e quindi a poco a poco ho imparato a conoscere anche le altre opere di questa casa editrice, piccola ma interessante, che ha saputo ricavarsi uno spazio nel mondo difficile dell’editoria.

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  4. […] indipendente che fa sempre ottime scelte. L’inventario io l’ho recensito per Masticadores, qui. Si tratta di un libro veramente notevole, per il tema di cui tratta, per il modo in cui lo tratta, […]

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