Mi cantava canzoni
con la voce
suadente
carezzevole
suonava con arte
lo strumento
per me.
Con arte
suadente
carezzevole
mi raccontava della moglie:
della moglie
persa
nella nebbia.
E lui che non trovava più l’armadio
nella stanza
e neppure la stanza:
tutto evaporava
e non c’era più
lo spazio
e il tempo.
Così si confidava
con le parole suadenti
e carezzevoli.
E intanto,
lacrimando lacrime arse,
beveva i miei occhi
si nutriva delle mie labbra
passava sul mio corpo
le dita:
le dita sue suadenti
e carezzevoli.
Con gli occhi appena inumiditi
da commediante esperto
affranto e malinconico
quel tanto che basta.
Poi
mi ha infilato
nella schiena
uno stiletto.
Il sangue è colato
sul pavimento bianco
ha disegnato
un arabesco rosso
in modo così suadente
così
carezzevole.
La mia vita
è evaporata
evaporata
nella nebbia
e non c’era più l’armadio
a contenere i miei vestiti.

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