Sembrano così lontani i giorni
dove albergava il ghiaccio e
le tenebre erano porto
agli occhi.
Va il ventilatore e frulla
tutti i minuscoli pezzetti
delle scritte e annotazioni:
cibo e fame, fame e cibo.
Non so scolpire
il tuo nuovo vestito
perché lo indossi e
quale vento ti leva
cosí alto il cuore.
Volava l’aquilone dopo i massi cupi.
Io ri-imparavo a ridere con te accanto.
Passavano al galoppo
bianchi cavalli nella polvere
della sera.
Non so ri-abituarmi al freddo…
dopo tanta cenere spenta.

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