non l’indifferenza —
non questa geografia del desiderio
destinato al silenzio,
(dove io sono, tu fuggi
come un cavallo che teme le redini)
non il sole che cala con il nostro sangue —
quel sole che si sottrae allo sguardo,
mentre squama il cielo come una menzogna.
*
a due leghe dalla fine della strada
già si addestrano i morsi —
le bocche si serrano come porti chiusi,
e i cani ci contemplano
con una fame che ha il volto dell’amore.
abbiamo seminato baci,
sparandoli nel vuoto come fossero proiettili —
ogni bossolo un voto non espresso,
una colpa lasciata marcire senza giudizio.
*
una volta ballai su un altare.
i fedeli tremarono.
videro le loro ombre spezzarsi,
cadere su se stesse,
accartocciate come reliquie.
c’è troppa violenza che indossa l’amore.
si bruciano i segnali come si arsero le streghe —
vorrei dare fuoco a tutto.
brucia tutto.
brucia.
brucia.
*
il mio sguardo è ancora il mio sguardo,
ma ora si traduce in poesia —
volevo essere devota al mio pensiero.
ma questa umanità
è troppo distante per diventare preghiera.
ecco il cuore che ho offerto —
un simulacro di donna
che annerisce i vetri
dall’interno.
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[ Immagine in evidenza : Brooke DiDonato ]





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