Il fronte degli invisibili è il secondo libro che Sara Reginella, psicologa, reporter e regista dedica alla guerra ucraina. Il primo è Donbass la guerra fantasma, uscito nel 2021, un anno prima dell’invasione russa dell’Ucraina. Entrambi sono pubblicati da Exorma, una casa editrice molto attenta alle vicende internazionali. Negli anni trascorsi dal 2014 al 2022, anno in cui ha realizzato il reportage contenuto nel Fronte degli invisibili, Reginella è stata in Donbass quattro volte; ha varcato confini, atteso ai posti di blocco, incontrato persone, parlato, filmato. Il fronte degli invisibili, come già Donbass la guerra fantasma, ci propone una visione degli eventi da una prospettiva diversa rispetto a quella che i media occidentali ci forniscono da anni. Dal 2014 la guerra civile ha imperversato nei territori del Lugansk e del Donetsk: la cosiddetta “operazione speciale” russa rappresenta il momento culminante di un conflitto ignorato per anni dall’Occidente. Nei suoi viaggi in quelle regioni Sara Reginella ha visitato città in rovina e ha conosciuto persone, alcune delle quali ha incontrato più volte nel corso di viaggi successivi. Ne viene fuori uno spaccato di vita, la vita che le persone comuni fanno sotto le bombe, nelle case semidistrutte, nei cortili dove allestiscono cucine provvisorie e dove passano il tempo sedute su sedie di plastica. Molte di loro sono russofone, raccontano qualcosa che a noi europei non è stato raccontato, dei bombardamenti subiti per anni da parte dell’esercito ucraino, della proibizione della lingua russa, della discriminazione di cui sono state oggetto. Donne che non vogliono essere riprese, anziani che rimpiangono i tempi dell’Unione Sovietica, una stilista, già presente nel precedente libro Donbass la guerra fantasma, che combatte contro la morte e la desolazione attraverso la sola arma di cui dispone, la bellezza, creando abiti che sono nuvole di tulle o elegantissimi tubini neri. «Quando una persona riesce a scorgere la bellezza anche in questi frangenti, in una condizione di guerra, per qualche istante dimentica quel che accade e ciò le dà ancor più coraggio», dice Svetlana, la creatrice di moda. Allo stesso modo le persone organizzano pranzi tra le rovine e vanno alla ricerca di una spiaggia dove rilassarsi per qualche ora.
Onnipresenti, cani e gatti sembrano divinità propizie, che vegliano sulla sorte di questa popolazione: anche loro soffrono la guerra ma con la loro muta presenza riescono a dare conforto e a infondere il senso del sacro: «In guerra gli animali intercedono per noi, facilitando connessioni laddove noi non siamo in grado di crearne.»
Del resto, se ci si mette nella giusta disposizione d’animo, si può uscire dalla dicotomia buoni-cattivi e rendersi conto di quanto la guerra sia un enorme trauma per tutti: «La maggioranza degli ucraini soffre nel doverci uccidere e anche noi soffriamo, non c’è altro da dire», sono le parole di Vladimir, un combattente. «Se i media, i politici e i tifosi della guerra avessero le stesse capacità, questi ragazzi non sarebbero costretti a uccidersi. È la nostra disumanità che assegna i ruoli nella guerra», commenta Reginella.
Image: Sara Reginella Gazzetta della Spezia wKegQIZRAD&usg=AOvVaw2_7AqNLurueVWZxXU8qB9S





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