C’è un posto di cui ti ho tanto parlato, un minuscolo luogo capace di lenire la mia camera magmatica.

E’ un luogo questo, piccolo.. lasciatosi andare giusto lì in mezzo al mare.

E’ un locus camino, bocca e cono dove posso concedermi di essere colata lavica. Non c’è tormento né distruttività; una necessità di svolazzare come nube di cenere forse, quello sì.

E’, ancora, un locus casa, dimora di cuore e anima: unione -senza bisogno di descrizione- dell’essenza.

Certezza del ritorno, connessione nella disconnessione.

Ti ricordi -no- quando ti descrivevo l’odore del sale che s’attacca all’epidermide lasciandosi trasportare dal gioco d’amore delle onde con il vento, oppure quando ti parlavo della sapidità che tocca punta della lingua strabordando dall’arco di cupido dopo aver sfiorato il naso ripieno di cristalli svariatamente sodici. I capelli fattisi sciabica calanti in un verticale incerto, porosi e resilienti raccoglitori di una storia sospesa tra sogno e identità, sommersi tra pietre antiche e nuove impronte.

Terra di promesse non necessarie, sabbia tracciata da orme di popoli antichi.

Avrei ballato notte e giorno e giorno e notte tenendoti la mano, tenendo lo sguardo in una mobile fissità aperta nel blu.

Ti scrivo da qui, dal nostro posto preciso.. preciso da dove sei anche tu, dall’altro capo delle parole di quel filo invisibile che tiene il ricordo.

Ti aspetto.

Ancora.

G.

Una risposta a “Ancora. by Giusy Di Maio”

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