Storia di Gaza, di Arturo Marzano, affronta la storia della celebre città palestinese, ormai ridotta, ahimè, a un cumulo di macerie, fin dai secoli in cui, prima di finire sotto l’impero ottomano, era una città prospera e vivace, con attività produttive, commercio, popolazione multietnica e multireligiosa. L’acquisizione della città e del territorio su cui sorge da parte dell’impero ottomano ne segna l’iniziale declino, accentuatosi durante il periodo del mandato britannico, durato dalla fine della Prima guerra mondiale alla fine della Seconda. La presenza ebraica in Palestina e in particolare a Gaza era inizialmente modesta, ma andò incrementandosi via via in seguito a vicende ben note che non è il caso qui di riepilogare: nel frattempo gli inglesi, stretti tra le ambizioni ebraiche e quelle arabe, cercarono di tenere il piede in due staffe, dando vita a quella situazione ambigua che portò al discusso Piano di Partizione del 1947. Fu in seguito alla grande immigrazione ebraica verso la Palestina e alla Nakba del 1948 che la città di Gaza e il suo territorio si riempirono di profughi, al punto che la popolazione crebbe in modo esponenziale, rendendo già da allora l’area superaffollata e priva delle necessarie infrastrutture. Nacquero campi profughi, tendopoli, baraccopoli che poi diventarono insediamenti stabili. Dal 1948 al 1967 la Striscia di Gaza fu sotto l’occupazione egiziana; nel 1967, con la guerra dei Sei giorni, iniziò il periodo dell’occupazione israeliana, mai concluso. Guerre, accordi, fallimento degli accordi, movimenti di resistenza, laici e religiosi, e intanto progressivo sovraffollamento del territorio e progressiva chiusura da parte di Israele che ne ha sempre controllato acqua, elettricità, uscita e entrata di persone e di merci, fino ad arrivare alla chiusura totale dal 2009 a oggi. E naturalmente azioni di resistenza da parte del popolo gazawi, non di rado sconfinate nel terrorismo. Per terrorismo si deve intendere non la resistenza armata ma l’azione violenta contro civili, e questo è avvenuto sia da parte palestinese che da parte israeliana, con una capacità offensiva molto maggiore da parte degli israeliani, ben più forti militarmente e politicamente e, come abbiamo visto, con l’economia di Gaza interamente nelle loro mani. Il libro non parla molto della Cisgiordania, essendo appunto incentrato sulla storia di Gaza, Marzano tuttavia è consapevole del fatto che Cisgiordania e Striscia, che in teoria dovrebbero essere unite da un corridoio che non è mai stato aperto, sono due aspetti della stessa realtà e che il destino di Gaza è anticipatore di quello della Cisgiordania.
I due ultimi capitoli del libro parlano rispettivamente dell’attacco del 7 ottobre e della risposta israeliana che dura tuttora. Nel momento in cui Marzano chiudeva il libro il cessate il fuoco di ottobre 2025 non era ancora iniziato.
In ultimo Marzano si interroga sull’uso della parola genocidio e confessa di essere stato molto restio ad adottarla nel corso del primo anno di guerra, ma che negli ultimi mesi, assistendo ai fatti che sono sotto gli occhi di tutti, ascoltando e leggendo le dichiarazioni di uomini politici israeliani e leggendo articoli e saggi di studiosi dell’argomento si è convinto che ciò che sta avvenendo a Gaza è a tutti gli effetti un genocidio.
Un libro storico molto ben documentato, capace di un’ampia panoramica sulle vicende di questa città che è diventata simbolo di oppressione e devastazione, ma anche di resistenza, e capace di orientarsi con sicurezza sul presente, in modo onesto e chiaro.





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