Nei suoi occhi vedevo il mondo sospeso nell’azzurrità del cielo nascere trasformarsi e marcire tra le braccia della morte. Eppure erano vivi di acque che le brillavano tra le palpebre stelle accese all’improvviso nel cielo grigio dell’esistenza. Era lei. Camminava sul filo teso tra il mio dolore e la coscienza trattenendo in equilibrio tra le mani la lunga asta flessibile al vento alle oscillazioni del cuore, agli urti furiosi della vita che sradica alberi fa crollare i macigni lungo i pendii dell’inconscio. Era lei. Sorrideva nel vuoto, alta sul baratro delle mie paure. La sua veste lieve come l’aria la velava e svelava la nudità della sua bellezza. I piedi avanzavano uno dietro l’altro bianchi come cigni muti. Sul fondo della valle accanto agli argini di un fiume che scorreva inesorabile alzavo gli occhi alla sua figura esile come una nuvola illuminata dal sole. Da dove tanta felicità?
By Marcello Comitini (link Blog)




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