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Lo spunto di riflessione odierno nasce da qualcosa che ormai assilla un gran numero di persone. Sono consapevole che non tutti guardino la televisione, così come non necessariamente si ricorre all’uso di piattaforme di condivisione streaming (o affini) ma -in linea generale- è ampiamente condivisa quella sensazione di stallo e/o paralisi (se non franca prigionia) che assale la persona intenta a scegliere il film o la serie da vedere.
Quel momento, quell’attimo preciso della serata in cui puoi rilassarti e appropinquarti del posto preferito sul divano, con le gambe allungate -distese- incrociate, a X, nel mentre brandisci il telecomando accedendo al magico mondo di Netflix, può sancire un punto di non ritorno: la scelta infinita.
La paralisi dell’analisi.
Quante volte hai passato 5, 10, 30, 40 minuti a scrollare il cartellone Netflix (o di altre piattaforme), cercando un film, una serie, per poi finire a riguardare per l’ennesima volta quel film magari dei primi anni 2000 oppure la solita serie “vecchia” ma sempre giusta? Questo fenomeno si chiama paralisi dell’analisi e si verifica quando l’accesso di informazioni o opzioni disponibili rende impossibile prendere una decisione bloccando la nostra capacità di scegliere.
Contrariamente a quanto si pensi, infatti, avere troppe opzioni non rende più liberi ma più ansiosi; più film equivale a più possibilità di fare la scelta sbagliata così ci paralizziamo e per paura di sprecare la nostra serata, restiamo in un loop di possibilità.
Ogni locandina che visioniamo, inoltre, richiede uno sforzo cognitivo per essere elaborata e dopo aver visionato diversi titoli e immagini, il nostro cervello perde la capacità di decidere razionalmente (fatica decisionale).
Altro punto concerne il beneficio costo/opportunità; scegliere infatti un certo titolo implica rinunciare ad altri; ciò comporta la sensazione di perderci qualcosa di migliore o qualcosa che gli altri magari stanno godendo mentre noi, no (correlato alla FOMO).
Piattaforme come quelle citate sono progettate per tenere l’ipotetico spettatore incollato. L’algoritmo che dice di conoscerti meglio di te stesso e tua madre è progettato con un meccanismo di scorrimento e associazione tale da renderti una piccola ameba incollata allo schermo che non riesce a scegliere cosa vedere: “l’algoritmo sa che se hai visto un documentario sui funghi allucinogeni alle 2 di mattina, sicuramente ti piacerà una serie coreana”.. secondo quale associazione solo lui può saperlo.
Come uscire dal loop dell’algoritmo nemico?
Molti pazienti lamentano questa perdita di tempo accompagnata, tra l’altro, da un contemporaneo uso smodato delle piattaforme verticali (mentre provano a scegliere un film usano vedere lo smartphone con i reel).
- Regola dei 2 minuti: se entro 120 secondi non hai ancora scelto, clicca sul primo titolo che aveva attirato la tua attenzione.
- Usa la funzione “Riproduci qualcosa”: se proprio sei in loop e non sai scegliere fatti guidare dall’algoritmo, ma attenzione.. indovina quanto mago che ha una trasmissione sui canali tv regionali.
- Scegli prima di sederti: durante il tragitto di ritorno a casa o comunque prima di incollarti sul divano, pensa a cosa ti piacerebbe vedere individua almeno il genere, lo stile, la lingua che desideri.
- Affidati a siti esterni: se davvero non sai cosa vedere, magari consulta recensioni o classifiche delle nuove uscite.
So che può sembrare avolizione ma il cervello umano reagisce in questo modo quando sovrastimolato da un ambiente digitale eccessivamente presente e denso di informazioni potenzialmente infinite.
Allora.. Sapete già cosa vedere stasera, in tv?
Dott.ssa Giuseppina Simona Di Maio,
Psicologa Clinica, Albo degli Psicologi della Campania n.9767
Esperta in Disagio giovanile, devianza sociale e comportamenti a rischio,
Esperta in malessere adolescenziale e adolescenza
Psicologa scolastica,
Svolge attività di prevenzione, diagnosi e cura per la persona, i gruppi, gli organismi sociali e la comunità





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