Mauro Caneschi, chimico e romanziere, ha pubblicato alcuni piacevoli romanzi di tipo avventuroso/investigativo, i cui giovani protagonisti si lanciano alla ricerca di tesori perduti (La Chimera di Vasari, Il codice Stradivari) con il supporto di una simpatica e versatile Intelligenza Artificiale di nome Lucia.
Questa volta, forse perché il tema dell’IA è diventato troppo reale per alimentare le pagine di un romanzo di fantasia, il Nostro si è cimentato con un argomento del tutto differente: un testo, Le stagioni delle illusioni, che sta tra il saggio e il memoir e che affronta, con dovizia di particolari, un periodo cruciale della storia del Novecento: i cosiddetti trenta gloriosi, gli anni che vanno dalla fine della Seconda guerra mondiale alla metà degli anni Settanta del Novecento. In realtà il periodo indagato da Caneschi slitta di qualche anno: si parte dal 1952, anno di nascita dell’autore, e si comprendono tutti gli anni Settanta. Il cuore del libro, però, e penso anche quello dell’autore, è negli anni Cinquanta e Sessanta, che occupano più spazio nella narrazione e che sono conditi da molti amarcord.
Gli anni Cinquanta sono quelli in cui l’Italia si risolleva dopo i disastri della guerra, in cui le famiglie cercano di vivere la loro vita serenamente, in cui appaiono i primi segnali della modernità. Caneschi alterna informazioni minuziose su quel decennio, sui fatti nazionali e internazionali, sui film che circolavano allora, sulla comparsa della televisione prima nei bar e poi nelle case, con ricordi della sua infanzia, che è un po’ l’infanzia di tutti coloro che sono nati nella prima metà di quel decennio: la scuola, i giochi all’aria aperta, i fumetti, le vacanze a Cesenatico, l’attesa del Natale e dei doni. Gioie semplici, si direbbe, famiglie semplici, bisogno di ricominciare una vita serena.
Gli anni Sessanta sono ricordati da Caneschi come anni felici. Gli anni del boom, del primo benessere diffuso conquistato con grande fatica dagli italiani. Gli anni della musica più bella e innovativa, gli anni della scuola di massa, gli anni della minigonna, che ai ragazzi come Mauro provocavano pensieri lascivi e grande eccitazione… Gli anni Sessanta sono anche quelli della contestazione, il Sessantotto vede un Caneschi sedicenne, interessato più alle ragazze e al complessino in cui suona la chitarra che non al Vietnam, tema che all’epoca infiammava le nascenti assemblee scolastiche e dava luogo a slogan scanditi durante le manifestazioni.
Arrivano infine gli anni Settanta, si diventa grandi, si finiscono le superiori e si va all’università, si viaggia in motorino o in Vespa, si prende la patente, si cominciano a frequentare le ragazze e non ci si limita più a sbirciarne le gambe sotto il banco. Sono anni di grandi cambiamenti per l’Italia ma anche anni difficili, violenti, tanto da meritarsi il titolo di “anni di piombo”. Su quest’ultima parte Caneschi preferisce sorvolare con una rapida carrellata, forse perché andare più a fondo richiederebbe un altro libro a sé.
«Resta la specificità del nostro percorso, la certezza di aver attraversato anni incredibili cavalcando onde fatte di musica e di spari, d’amore e d’odio, di momenti personali e di grandi passioni collettive. Momenti unici per noi, nati a metà del secolo breve. Noi, orgogliosamente Boomer.»
Però non ditegli che è nostalgia, perché negherà recisamente!





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