Era così: Logan non sarebbe più tornato.

Aveva appena terminato il lavoro alla fattoria — aveva aiutato il padre a mungere le vacche e a radunare le capre — poi si era diretta verso la riva del lago per piangere senza essere vista. Sapeva che era proibito recarsi in quel luogo: molte persone vi erano misteriosamente scomparse. E ogni volta che si avvicinava alla riva, Alianore aveva l’impressione che il lago la riconoscesse.

Tra le mani stringeva la breve lettera con cui lui le annunciava la partenza. Le parole erano ormai quasi illeggibili, sbiadite dalle lacrime versate. Aveva pianto fino a consumarle. Ma lei le conosceva a memoria: le sentiva impresse nel cuore come un marchio incandescente.

Logan scriveva di non avere più nulla che lo trattenesse in quelle valli e di essersi unito a una compagnia di attori girovaghi. Alianore era rimasta dapprima perplessa: non aveva mai sospettato inclinazioni artistiche nel fidanzato né il desiderio di partire. Poi aveva capito. In un lampo le era tornato alla mente lo sguardo che Logan aveva scambiato con la figlia del capocomico, quando la compagnia era passata per il villaggio di Drumnadrochit.

Le spalle le sussultavano per i singhiozzi e le lacrime le offuscavano la vista. Non distingueva più il riflesso della vegetazione nelle acque, né la continuità delle montagne specchiate nel lago — quella superficie che talvolta le sembrava esistere solo per permettere allo sguardo di proseguire, senza fine, in un mondo capovolto.

Di solito quel luogo la avvolgeva come un bozzolo protettivo; quel giorno, invece, non riusciva a sottrarla all’angoscia. Non udiva il canto degli uccelli né il frinire degli insetti. Le pareva di essere racchiusa in una bolla innaturale di silenzio, spezzata soltanto dai propri gemiti.

All’improvviso percepì un suono — simile a un nitrito. Il cuore le si fermò.

Un cavaliere emerse dal canneto. Vestiva di scuro, con fogge che parevano appartenere a un’altra epoca; il mantello, appesantito d’umidità, ondeggiava nel vento. Anche il cavallo era nero, lucente, con una lunga criniera splendente. L’acqua del lago tremò appena, come sfiorata da un respiro invisibile.

continua

Una risposta a “LA FANCIULLA DI LOCH NESS (prima parte)”

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