“Gli storici, scrisse Aristotele (Poetica, 51 b) parlano di quello che è stato (del vero), i poeti parlano di quello che avrebbe potuto essere (del possibile). Ma naturalmente il vero è un punto d’arrivo, non un punto di partenza.

Gli storici (e, in modo diverso, i poeti) fanno per mestiere qualcosa che è parte della vita di tutti: districare l’intreccio di vero, falso, finto che è la trama del nostro stare al mondo.

(Carlo Ginzburg, Threads and Traces: True False Fictive, University of California Press, 2012)

È mancato stanotte Carlo Ginzburg, uno straordinario amante della ricerca, uno di  quegli storici che hanno modificato la propria disciplina sapendo chiedere ai documenti molto di più di quello che i propri maestri avevano insegnato loro a cercare.

Da Menocchio a Chiara Signorini, dai Benandanti alla stregoneria, il suo incontro con gli archivi dell’età moderna è sempre stato accompagnato dalla preoccupazione di recuperare, per quanto possibile, anche la voce dei subalterni, degli inquisiti, di coloro che di quegli archivi erano gli oggetti e non i compilatori.

Per me è stato decisivo leggere nel 1987, al primo anno di università, Il formaggio e i vermi. Il cosmo di un mugnaio del 500 (un libro del 1976).

Quell’ intreccio di storia e antropologia mi ha segnato ed è rimasto per me, da allora, sempre decisivo, pur con tutte le scoperte e gli aggiustamenti successivi che hanno modificato anche profondamente il mio sguardo e i miei interessi.

Una poesia che ho inserito nella mia raccolta ha un debito particolare con Carlo Ginzburg; per quel che vale, la metto qui:

Sinestesia di una storia notturna

Sul ciglio del bosco spuntano globi
di fiori, profumati e bianchi, acri.
Più in basso, giù, presso l’acqua, Bilia
sussurrando, cercando, raccogliendo

radici nell’ombra e foglia d’ortica
menta, aglio degli orsi, acqua per la cena
e per lavare le puerpere e ancora
acqua, per la fine, per ricordarsi
di tutto questo.

(in: Il punto in cui si perdono le voci, p.66)









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Una risposta a “A Carlo Ginzburg by Gianluca Mantoani”

  1. IN RICORDO DI CARLO GINZBURG, STORICO (PERCHE’ LA STORIA SIAMO NOI)
    aspetto il treno
    e dall’orizzonte dei binari arriva prima il vento
    caldo dell’estate
    e mi avvolge tutta
    insieme al timore
    del prevedibile ritardo
    la voce si blocca:
    è la certezza di non ricordare più niente
    della guerra dei trent’anni

    ma so tutto del Menocchio
    eretico
    condannato a morte dalla santa inquisizione
    per avere parlato dei vermi del formaggio
    in pratica
    del suo contributo alla liberà di parola
    e alla condanna della povertà e dei privilegi del clero
    nato Scandella Domenico
    mugnaio che si sporcò le mani

    non solo di farina

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