Ettore Camerlenghi è un giovane ricercatore che si occupa di comportamento animale e di conservazione della natura. In questo saggio, Il patto con la Terra, edito da Nottetempo, affronta tre diversi scenari: Amazzonia, Ande e Australia, sulla base di viaggi e incontri che ha fatto nel corso degli anni. Il tema che gli sta a cuore sono le popolazioni native, il loro modo di vivere l’ambiente e di sfruttarlo e adattarlo alle loro necessità senza stravolgerlo. Il rapporto dei popoli indigeni con i loro habitat è stato spesso considerato primitivo, e questi popoli a noi occidentali sono apparsi arretrati, incivili; ma considerando lo sfruttamento selvaggio del territorio e la distruzione di interi ambienti compiuto da noi “civili” occidentali, è possibile rendersi conto che l’approccio degli indigeni è stato il più corretto. Tutto dipende dal concetto che si ha della natura: se, sulla scia del pensiero moderno, da Cartesio in poi, consideriamo la natura come un qualcosa di separato da noi, di inerte e di utile solo alle necessità dell’uomo, avremo quell’approccio predatorio che ci ha portati alla sitazione attuale; se invece consideriamo la natura come un tutto vivente, del quale anche noi umani facciamo parte, allora il nostro modo di viverla e di utilizzarne le risorse sarà diverso. Camerlenghi non è un ingenuo che desidera tornare al primitivo: egli ritiene però che i due modi di concepire la realtà possano in qualche modo completarsi a vicenda. È chiaro che gli umani, anche i più lontani dalla civiltà occidentale, modificano l’ambiente naturale e ne usano le risorse, ma ci sono popolazioni che riescono a darsi dei limiti e che non sono accecate dalla mentalità estrattiva secondo la quale si deve accaparrare tutto ciò che la natura sembra mettere a nostra disposizione.
Le vari parti del saggio sono interessanti perché nei suoi viaggi di studio e ricerca negli ambienti più incontaminati (forse sarebbe meglio dire meno contaminati) Camerlenghi ha incontrato persone interessanti, ha ascoltato e condiviso riflessioni molto lontane da quelle cui noi occidentali siamo abituati, ha attraversato la giungla amazzonica, è salito sulle montagne andine e ha visitato le zone desertiche australiane sempre confrontandosi con quel poco che resta della gente nativa e con le sue rivendicazioni.





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