“Moglie mia non ti conosco”

Anche questo mese la saggezza suggerisce al contadino di non abbandonarsi ai piaceri proprio perché, come dice l’adagio, “Se non ardon luglio ed agosto, dentro il tino poco mosto” a significare che i due mesi sono eletti per far maturare tutti i frutti della terra, uva compresa  e richiedono massimo sforzo e concentrazione per non vanificare le fatiche dell’annata; bene quindi tornare a “ricordarsi” della  moglie di lì a poco perché, assicura il proverbio, “Le prime piogge d’agosto rinfrescano il bosco”.

L’acqua del mese, infatti, con quei tuoni continuati, quei borbottii sino a sera inoltrata è ben diversa dal temporale ristoratore della festa di Sant’Anna in quanto, allora,  a lampi, tuoni e scrosci, seguiva subito un rassicurante rosso di sera; ad agosto, invece, l’acquazzone anziché esaurirsi in breve tempo continua con una insistente pioggerella per tutta la notte e certo il giorno seguente ritornerà sì il sereno ma non più la calura asfissiante di luglio.

Poi “Ad agosto cala il sole ed è subito fosco” perché nel mese le giornate si accorciano e quella luce che consentiva di stare fuori sino a tarda ora seduti sul gradino di casa ora se ne va prima  e proprio la minor durata del chiaro indica che la stagione estiva è verso la fine.

Come stanno per finire tutti i raccolti e i lavori più impegnativi dei campi e allora  …  “Per Ferragosto, piccioni e anitre arrosto” perché finalmente si può tirare il fiato,  è tempo di ritemprarsi dal lungo periodo spossante e la festa dell’”Assunta” capita a fagiolo, al sacro si lega il profano con tavole imbandite oltre che con piccioni e anitre anche con  salame, coppa, pancetta, tortelli e bottiglie di vino, tanto l’indomani, il 16 del mese, è ancora festa, si onora San Rocco.

La cappella di San Rocco era quella che a noi bambini piaceva di più, infatti, strattonavamo le mamme che invece si attardavano davanti alla statua della Madonna Assunta, peraltro bellissima, esposta per l’occasione sull’altare maggiore,  le costringevamo a spostarsi perché tutti eravamo  presi, incantati, dal cagnolino con la pagnotta in bocca a lato del santo che mostrava ferite sulle gambe proprio come le nostre, sempre sbucciate per capitomboli durante il gioco.

Nulla sapevamo del santo vissuto tra il XIV e XV secolo.

Il giovane Rocco, nato a Montpellier, rimasto orfano, decise di donare tutti i beni della famiglia ai più bisognosi, abbandonò il suo paese per recarsi pellegrino a Roma ma s’imbatté, nelle città che attraversava, in un terribile nemico: la peste.

 Mosso a pietà, addolorato per gli ammalati che incontrava non esitò ad occuparsi di loro, consolandoli, assistendoli e a volte, miracolosamente, guarendoli e proprio per la sua carità, per il suo spirito di sacrificio per la sua forte fede si meritò la santità; purtroppo però  accadde che  lui stesso contrasse la malattia che lo obbligò a nascondersi, eremita, nel bosco.  

Il Cagnolino col pane in bocca?

 Si narra che la bestiola, girovagando nella selva, incontrò il Santo, ne ebbe subito compassione

così decise di sfamarlo portandogli ogni giorno un pane e, intanto che c’era, di leccargli

amorevolmente le ferite con la sua saliva che leniva il dolore del corpo e dell’anima. 

San Rocco, rientrato in Francia,  fu scambiato per una spia,  venne incarcerato e morì di stenti ma di certo anche per la malattia che lo aveva colpito.

Pochi giorni prima, il 10 di agosto, si venera San Lorenzo vissuto nel III secolo, fu uno dei sette diaconi della Chiesa di Roma;diversamente da San Rocco il giovane gestiva per Papa Sisto II i beni della chiesa, ma erano tempi difficili, di feroce persecuzione dei cristiani e quando l’imperatore Valeriano gli ordina di consegnarli alle autorità romane lui non solo rifiuta ma distribuisce le ricchezze ai poveri per poi presentarsi insieme a loro davanti al prefetto per dirgli: “Ecco Valeriano, questi sono i tesori della Chiesa, te li consegno”.

Gesto che scatenò l’ira del prefetto, Lorenzo viene arrestato e messo a morte con il più doloroso dei supplizi, quello della graticola e leggenda vuole, mentre subiva il martirio, che  così si rivolgesse ai suoi carnefici: “Da questa parte sono cotto giratemi dall’altra” dimostrando una sopportazione del dolore  incredibile che di certo gli arrivava dalla sua incrollabile fede.

E le stelle cadenti? 

Oggi saliamo di notte ad ammirarle sui colli, magari in dolce compagnia, formuliamo desideri al loro bagliore; prima però erano interpretate come  lacrime del giovane santo che scendevano dal cielo per mescolarsi alle nostre pene terrene.

COSA CI DICE AGOSTO

I Contadini: Che il raccolto è conferma, sia nei campi che nella vita, del come si è operato; ognuno raccoglierà ciò che avrà saputo seminare, coltivare, curare, custodire.

San Rocco: Il giovane orfano ci insegna che nella vita non siamo mai soli se siamo capaci di essere prossimi a chi incontriamo.

Il cagnolino: Conferma che anche nelle circostanze più disperate un aiuto dalla provvidenza sempre arriva e spesso dalle creature più umili.

Le stelle di San Lorenzo:  Luci di speranza che appaiono per pochi attimi, d’improvviso, capaci di consolare un pianto o riaccendere una speranza.

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