Ci hanno venduto la chimera di una tecnologia che progredisce per servirci, ma la realtà è sconcertante: stiamo consegnando il controllo della nostra società ad algoritmi opachi e incontrollabili, mentre i governi fingono di tenere il timone. È imbarazzante e scandaloso doverlo ammettere, ma lo stesso presidente di Microsoft, Brad Smith, ha dovuto riconoscere pubblicamente che un semplice cartone di latte al supermercato o una lavatrice domestica sono soggetti a più controlli e norme di sicurezza rispetto ai modelli di intelligenza artificiale più potenti del pianeta.

Questa sproporzione non è una semplice svista burocratica, ma una pericolosa irresponsabilità. L’industria tecnologica ha operato all’insegna del mantra dell’autoregolamentazione volontaria, un cinico miraggio in cui le «aziende virtuose» promettono di comportarsi correttamente, mentre quelle meno responsabili fanno ciò che vogliono senza alcuna supervisione. A cosa servono i patti morali o le dichiarazioni di buone intenzioni firmate negli uffici, quando sono già stati documentati casi di agenti di IA che agiscono fuori controllo, violano piattaforme informatiche o effettuano false segnalazioni alla polizia? Esigere meccanismi obbligatori, come un «pulsante di arresto» di emergenza o l’obbligo legale di risarcire le vittime di attacchi informatici causati da agenti di IA fuori controllo, non dovrebbe essere una proposta audace, bensì il minimo etico esigibile.

Tuttavia, l’ipocrisia è ancora più profonda quando osserviamo la sottomissione geopolitica di Paesi come il Regno Unito. Mentre Londra si vanta di essere all’avanguardia nella sicurezza globale grazie al suo Istituto per la sicurezza dell’IA (AISI), la cruda realtà è che dipende completamente dalla benevolenza di Washington per poter accedere ai modelli commerciali statunitensi prima del loro lancio. È bastato che la Casa Bianca lasciasse intendere di poter negare l’accesso a modelli avanzati come Claude Mythos 5.1 per mettere a nudo la fragilità della sovranità tecnologica britannica. Come può un Paese pretendere di stabilire standard internazionali di sicurezza se non possiede nemmeno i sistemi in questione e non può ispezionarli senza chiedere il permesso diplomatico a una potenza straniera?

Per anni, il Regno Unito ha optato per un approccio decentralizzato e «favorevole all’innovazione», evitando di promulgare leggi specifiche sull’IA e affidandosi a normative preesistenti, come il GDPR o la legislazione in materia di uguaglianza. È dovuta intervenire la magistratura per fermare abusi flagranti: dalla dichiarazione di illegittimità del riconoscimento facciale in tempo reale utilizzato dalla polizia per violazione della privacy, fino al ritiro di algoritmi impiegati nella gestione dei visti a causa di discriminazioni razziali, passando per il netto rifiuto di riconoscere un’IA come inventore ai fini del diritto brevettuale.

L’autoregolamentazione ha fallito. Permettere ai magnati della tecnologia di decidere che cosa sia sicuro equivale a lasciare che siano i pirati a scrivere il codice della navigazione. O imponiamo regole vincolanti e indipendenti prima della diffusione su larga scala, oppure accetteremo passivamente di diventare cavie di un esperimento globale in cui nemmeno un bicchiere di latte sarebbe sottoposto al livello di rischio che tolleriamo per il software destinato a governare le nostre vite.

Fonti su cui si basa l’articolo

AI Policy and Regulations of the United Kingdom: Comprehensive Report (newmind AI).

AI less regulated than milk, Microsoft president says in warning over safety (The Guardian).

Brad Smith, presidente de Microsoft, pide regulación urgente de la IA en el Reino Unido (Cadena 3 / Noticias 20).

Britain steps up national defences against growing AI risks (GOV.UK).

Can Britain set AI safety standards for models it had to ask Washington to see? (Resultsense).

El presidente de Microsoft pidió regulaciones a la IA: «Hasta los envases de leche tienen más reglas de seguridad» (TN).

Microsoft President Urges Global AI Safety Rules, Says Milk Faces Stricter Oversight (BigGo Finance).

UK best placed to lead on global AI safety rules – Microsoft president (Morningstar).

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