By Marcelo Comitini (blog)

Mentre ti possedevo sempre più a fondo ti afferravi ai miei fianchi sotto gli sguardi di quei due negretti di gesso colorato acquistati tanti anni fa. Un tuo regalo d’anniversario non ricordo più di cosa. Entrambi in giacchette anni trenta sul verde e sul marrone le maniche non arrivavano ai polsi pantaloni alla zuava dai colori opachi e stinti. Sulla mensola della finestra uno in piedi contro lo spigolo d’un muro gli occhi bassi, un sorriso sornione la giacchetta aperta sulla maglietta a strisce rosse e gialle a fumare un sigaro con la mano poggiata sul ginocchio flesso. L’altro seduto sul lato opposto con lo sguardo dritto e fiero le mani tra le gambe e in testa un berretto di vecchio soldato della guerra d’indipendenza dell’America latina. Un colpo di vento ha sbattuto sulle persiane li ha fatti cadere con uno spintone con la furia di chi vuole guardare dalla prima fila due che fanno all’amore. Al seduto gli si è staccata la faccia come una maschera svelando la carne di gesso candida e muta di calma inquietudine. L’altro in piedi lungo e magro ha perduto la testa in mille frantumi e dal collo gli è sbucato un punto interrogativo di ferro. A volte li guardo così mutilati, così acefali, così silenziosi. Il sigaro ancora tra le dita della mano e le mani dell’altro incrociate tra le ginocchia in attesa di un cenno di vita. Tu li guardavi con occhi teneri e sorridenti del gonfiore dei loro pantaloni da quando ti avevano vista nuda fare l’amore con me. Acefali non sanno – acefalo lo ero anch’io – che la maschera è caduta anche a te ed è rimasto il profumo della tua pelle in questo silenzio di calma inquietudine.





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