Non so quando, non so dove, non so come.
Stretto nella vecchia giacca, è sera è buio camminando fuori in strada, sotto una pioggia di spilli che segnano la faccia, insieme al vento, i lampioni, mi ritraggono mangrovia nell’ombra.
Tu sei a casa dentro qualche mia vecchia e tarmata maglietta, ti sta larga, ti sta sfatta, ti sta bene, non capisco come sia possibile, mi riparo sotto il tettuccio dello scivolo al parchetto, penso al caldo del tuo corpo nudo per non morire prima di riaverlo.
Questo è il posto d’un secolo, dell’eterno, pazzi senza fissa dimora, senza schiena ricurva, tradurre tutto in gioia senza la benché minima gioia.
Vorrei tirare questa sigaretta come fosse ancora la prima, questa birra come fosse ancora quella stessa prima, eppure il sapore è diverso, sembra averlo perso, un tempo i genitori sconsigliavano questo posto, non c’era più un bambino, nessuna famiglia, niente gente per bene, ed ora è libero, non c’è nessun bambino, nessuna famiglia, niente gente per bene.
Avrei potuto avere roba, non l’ho presa, avrei potuto fare affari, non li ho fatti, si aggirano ancora, alcuni ossa ed altri carne, hanno riavuto gusto, olfatto, non più fegato, non sento più le risa, le grida, i dialoghi sbronzi dell’ancora buia pesta mattina, eravamo vivi, volevano non farcelo credere, parlavamo alla morte, non volevo crederle.
Sono uscito per far niente, in mezzo al niente, tornerò a casa senza niente, fradicio, gelato, rammaricato. Mi farai sembrare un vincente, ti riesce bene, ma durerà solo un attimo, lo so, nel silenzio controluce di un capello che cade, mentre mi abbracci, mentre mi baci, mentre mi svesti e lasci scendere calda l’acqua nella vasca, poi andremo a dormire e forse mi sveglierò, forse no, d3vo decidere e ancora non lo so.
Nato, cresciuto, vissuto e morto in un solo giorno, ogni giorno per sempre, cercando spiriti dannati in splendidi silenzi.
Non so quando, non so dove, non so come.
So il perchè.

11 risposte a “Post-Cit. by Simon James Terzo”

  1. Come sempre leggerti è un piacere, proprio per quel ritmo che dai alla scrittura, proprio per quell’incedere beat che affascina il lettore. È un insieme di sensazioni che riesci a produrre, le quali ti lasciano dentro un certo fascino. Poi, se vogliamo citarti, queste sensazioni arrivano impreviste, non si sa come, non si sa quando, non si sa dove, ma sappiamo tutti il perché, proprio nel luogo dove la poesia scorre, e non se ne va più via…

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    1. Antonio, grazie 🙏🏻 come sai, e come sempre, è un piacere ed un onore poter leggere le tue parole, in generale, figurarsi quando sono rivolte al mio scrivere. Mi danno un senso chiaro di quello che scrivo, capisco così che il senso dato è giusto, per come lo vivo, l’ho vissuto, e solo infine “sputato” fuori, scritto.
      “Proprio nel lugo dove la poesia scorre, e non se ne va più via…” è così, come dico tu, assolutamente così, e sappiamo il perchè.

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  2. Un po’ Schopenhauer, un po’ Sartre, un po’ Kierkegaard… con uno spruzzo di Pasolini. 🍸 Mescolato, non shakerato. Ciao.

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    1. Una lista pregna e impegnativa, spero non si stiano rivoltando nelle loro tombe, o gesticolando spazientiti in qualche luogo eterno. Dovrò riflettere su tutto questo, non riglettendo quando scrivo, ti ringrazio Marcella 🙏🏻
      Ciao.

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      1. Sono sicura che ti seguono…😜

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      2. Ahahah, non saprei, ci siamo fatti un paio di birre di quando in quando ma abbiamo parlato d’altro 😜

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  3. Hai una faccia da tiraschiaffi che é perfetta per la tua scrittura così dannata e sensuale

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    1. È frutto anche di quella faccia, hai ragione, scrivo anche con la faccia, per sicurezza gettandomici contro, semplicemente sputando fuori tutto a distanza molto ravvicinata e poi, aspetto di vedere come va finire. E “Dannata e sensuale” è un gran finire. Grazie Eletta 🙏🏻

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      1. So – che con te – potevo

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