La libertà delle panchine, un volumetto di neanche novanta pagine, delizioso alla vista prima ancora che alla lettura, di piccolo formato, con l’immagine, in copertina, di un uomo visto di spalle mentre siede su una panchina, sulla riva del mare o di un lago. Fa parte della collana Piccola filosofia di viaggio, fiore all’occhiello della casa editrice ediciclo, e l’autore è Paolo Ciampi, che ha pubblicato anche altri  titoli altrettanto intriganti per questa stessa collana. Di che parla questo piccolo libro? Ma di panchine, ovviamente: del sedersi a riposare, contemplare, chiacchierare, da soli o con amici o anche con la persona amata, come Valentino e Valentina, gli innamorati di Peynet che sono spesso raffigurati proprio seduti su una panchina. La panchina è un luogo libero, appartiene a tutti, ed è inquietante che da tempo questi preziosi luoghi di sosta vengano osteggiati: da certi politici che temono il senzatetto, il vagabondo che ci si accomoda e che magari ci passa la notte;  dai soliti moralisti, che elogiano il lavoro indefesso e disprezzano chi siede; dalle amministrazioni comunali, che le trascurano, le rimuovono, ne installano di brutte e scomode (si chiama architettura ostile e ha esattamente lo scopo di scoraggiare le persone dall’usufruire di questi piacevoli accessori urbani); da chi gestisce stazioni e altri spazi pubblici, che al posto di una comoda e pubblica panchina propone sedute ai tavolini dei bar, previa consumazione, ovviamente.

Invece l’umile panchina è un presidio di libertà, è un’occasione per socializzare ma anche per riflettere, tutte cose che la nostra società non vede tanto di buon occhio. Ci sono poi le panchine raffigurate nei quadri famosi, nelle foto e nei film: tutti, credo, ricordiamo la locandina di Manhattan, in cui Diane Keaton e Woody Allen sono seduti su una panchina sovrastata dal ponte di Queensboro.

Di digressione in digressione, arte in cui è maestro, Paolo Ciampi ci racconta la storia di panche e panchine, stila la graduatoria di quelle che preferisce, filosofeggia col suo tono leggero e profondo al tempo stesso. Conviene comprare subito il volumetto di ediciclo e iniziare a leggerlo, comodamente seduti su una panchina…

2 risposte a “La libertà delle panchine, di Paolo Ciampi, ediciclo 2026. Recensione di Marisa Salabelle”

  1. […] La libertà delle panchine, di Paolo Ciampi, ediciclo 2026. Recensione di Marisa Salabelle […]

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  2. Avatar Domenico Mortellaro
    Domenico Mortellaro

    Vero. In Norvegia, per esempio, le panchine sui fiordi sono uno spazio obbligato, strategico. E sono rispettate con ossessione maniacale in termini di densità, numero e piazzamento. Perchè la contemplazione, la riflessione, il riposo, sono sacri.

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