Ogni mattina lei mi trascina a fare una passeggiata. Con qualsiasi tempo. Non dà ascolto alle mie suppliche di rimandare almeno di qualche ora, nemmeno quando la casa è ancora tiepida e il mondo fuori sembra aver deciso di prendersela comoda.

È inflessibile. Puntuale. Svizzera.

Lo stridio del cancelletto segna l’inizio del supplizio quotidiano, mentre mi stacco dal tepore domestico e metto piede sul marciapiede ancora umido di rugiada. L’aria profuma di terra bagnata e di primavera, ma io continuo a sospettare che il letto fosse comunque la scelta più sensata.

“Andiamo piano”, le dico. “Non siamo più giovincelle.”
Lei, invece, sembra rinvigorita, come se avesse fatto colazione a base di entusiasmo.

Imbocchiamo il vialetto tra gli ippocastani, già punteggiati di gemme. Gli alberi si stiracchiano verso il cielo e io, invece, cerco ancora di svegliarmi. Un fruscio tra i rami ci fa fermare: forse lo scoiattolo. Lui sì che ha capito tutto: salta, corre, si dà da fare. Evidentemente ha più energia di me, e sospetto anche più motivazioni.

Poi la vedo. La gazza. Una sola.

Non mi piace. Lo dico sempre: una gazza sola non porta fortuna. One for sorrow, two for joy, dicono gli inglesi. Una sola porta dolore, due invece gioia. Forse lo sapevano anche gli àuguri dell’antica Roma.

Lei, invece, se ne infischia completamente delle tradizioni millenarie e comincia a dare segni di insofferenza. Vorrebbe ripartire. Subito.

Che fare? Accettare il presagio? Nemmeno per idea. C’è già abbastanza dolore nella vita senza andarselo a cercare, coltivandolo in una sadica masturbazione mentale.

Sorrido tra me. Che parola forte! Ormai la pace dei sensi è raggiunta. Peccato che quella dell’animo si faccia ancora desiderare.

Trovo allora una soluzione elegante: chiudo gli occhi. Li riapro.
La gazza è ancora lì.
Ma mi convinco che sia un’altra.

Ho barato. Lo so. Ma la giornata promette meglio così.

Rinfrancata, riprendo la via di casa, mentre Sissi mi strattona con affettuosa impazienza.
Perché la mia inflessibile compagna di passeggiate, la mia personal trainer mattutina, quella che ogni giorno mi costringe a uscire anche quando non ne ho voglia…

… come alcuni di voi avranno già intuito, è la mia vecchia barboncina.

Immagine: Charles-François Daubigny, CC0, via Wikimedia Commons

2 risposte a “Coaching motivazionale: passeggiata, filosofia e gazze”

  1. e si, se non ci fossero i pelosi saremmo temtati dall’ozio. Buongiorno Luisa 🌺

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