
La poesia di Patrizia Valduga me l’ha fatta conoscere il mio amante scrittore.
( Amante è una parola bella: colui / colei che ama. Ma c’è qualcuno che quando la sente alza un sopracciglio).
Alzerà probabilmente anche l’altro leggendo alcune poesie di Patrizia Valduga. Una poetessa che ama scrivere quartine non solo d’amore, ma anche piene delle sostanze dell’amore: Pathos ed Eros.
Non è facile fare poesia erotica senza scadere nel banale voyeurismo e pornografia da due soldi. L’erotismo è elegante. La pornografia bassa e volgare.
Le poesie che ho scelto di pubblicare oggi sono tratte da libretti copertina bianca editi Einaudi. Ho evitato quelle più forti.
Facciamo tutto quello che è da fare
se è fattibile… Diamoci da fare:
ché quando scenderemo nelle bare
avremo tutto il tempo per non fare.
–
Ma la mente ha montagne e precipizi
paurosi, a picco, impenetrati, bui…
E se stramazzo giù nei miei inizi?
Sola con me è peggio che con lui.
–
Vero, non voglio più chi non mi vuole.
Né chi mi vuole troppo: è un oppressore.
Voglio semplicemente le parole,
sono loro il mio solo grande amore.
–
Non mi piace il tuo stile da mistero
e reciti testarda molto male.
Il sogno è l’infinita ombra del vero
e spesso è più reale del reale.
–
Oh sì, accarezza dolcemente, sfiora
ma minaccia ogni furia e ogni violenza;
lentamente… Non dentro, non ancora…
Portami a poco a poco all’incoscienza.
–
E l’ultima attualissima:
Padroni della guerra e della morte,
che gestite patrimoni di morte
e fate investimenti sulla morte,
cosa posso augurarvi se non morte?
Per conoscere la poetica di Patrizia Valduga è bene, come per qualsiasi Poeta, leggere molte sue poesie. Per suggere l’essenza di questa anima così vera.




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