Si dice spesso che gli esseri umani hanno alcune necessità fondamentali: mangiare, bere, sesso. E’ un discorso parecchio riduttivo. Considera solo lo strato animale degli uomini, ma in fondo semplifica anche quello. Si restringe a una rozza biochimica ciò che è infinitamente più complesso.

Perché l’essere umano è qualcosa di più della sua causa materiale ed efficiente: non si considerano la sua causa formale, la sua causa finale, per esprimere il concetto in modo aristotelico.
Fornisco un piccolo promemoria a chi non ricorda la filosofia o non l’ha mai praticata. Per causa formale si intende “l’essenza, la struttura o il modello invisibile di un ente che lo rende ciò che è, determinandone la forma specifica e distinguendolo da qualsiasi altra cosa“. In altre parole, quello che ci fa essere cosa noi siamo. La causa finale è invece la ragione per cui un’azione viene compiuta.
Cos’è dunque che non è stato considerato? Che l’essere umano è per natura un essere razionale e sociale. Quando si dimentica ciò e lo si limita alla sua fisicità immediata si ottengono quelli che sono i disordini.

Il sesso è forse dove ciò è più evidente. Il piacere è fatto per legarci con altri esseri umani. Quando questo non avviene vuol dire che le altre persone o non ci sono o sono viste come oggetti. Anche i pasti possono essere considerati nella stessa maniera, perché tutti sappiamo che il pasto consumato in comune è molto più soddisfacente di quello solitario. Lega assieme famiglie, rinsalda le amicizie. Quando mangiare e bere diventano attività appartate si cade nella dipendenza e si smarrisce la connessione con gli altri.

Siamo animali razionali, quindi ci possiamo rendere conto che esistono dei fini per cui il piacere esiste ed esistono regole e leggi per facilitare questi fini. Si parla di moralità, si parla di convenzioni sociali come può essere l’etichetta. L’educazione che noi tutti abbiamo ricevuto serve in larga parte per renderci consapevoli che queste regole ci sono e vanno seguite, specie in un momento, come la gioventù, in cui la razionalità non è ancora al suo massimo e l’esperienza delle conseguenze manca. La ricerca della bellezza ha solo senso in un ordine, se si nega l’ordine non rimane che l’istinto del piacere. I riti di accoppiamento, l’etichetta a tavola non sono comportamenti vani, possiedono un senso sociale che, se smarrito, rende precario il rapporto tra gli individui.

Ma se ignoriamo l’esistenza di questi fini, se riduciamo gli uomini alla loro animalità, se aboliamo le norme in nome di una malintesa libertà allora il disordine prende il sopravvento. Quando l’educazione considera solo la corporeità, l’istinto, un diritto senza doveri, s’interrompe la virtuosa trasmissione di valori, si rompe la trasmissione di consapevolezza e si dimentica la nostra natura morale e razionale. Quello che si ottiene sono branchi di animali: predatori e prede, dove la forza e la paura costituiscono le strutture relazionali. Niente da stupirsi che chi si considera appartenente al primo gruppo, in cima alla catena alimentare, prema in questa direzione con l’aiuto di servi compiacenti e utili idioti.
Ecco, adesso siamo qui: un momento nella storia in cui le virtù sono denigrate invece di essere esaltate, ciò che fa essere tale un uomo liquidato come fuori moda. Chissà che fine ha fatto quella che un tempo si chiamava saggezza.

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