
Non ho orologi. Sono fuori dal tempo.
Prima di. Un’ora. Quell’ora.
Lo spazio recintato del tempo.
Il confine rigido dei minuti e secondi.
La scissione del tempo.
Ho fatto e tenuto molti corsi, ho partecipato a convegni, ho letto molti libri.
Non so nulla. Cumuli di spazzatura.
Mi sento un’imbecille.
Sono senza parole.
I segni. Oggi, per la prima volta ho messo il mio profumo.
Le calze a rete corte con le rose sotto il vestito da bambola.
La bambina disegnava col dito piccole facce sul vetro appannato. La mia auto aveva tracce di deserto.
Tu sai perché. I pensieri hanno un peso, arrivano a stormi e picchiano forte.
Arrivano tutti insieme.
Non siamo mai preparati a nulla nonostante i continui aggiornamenti.
Deve esserci un guasto nel sistema. Tutta la teoria va al macero se.
D’improvviso il tempo. Con delle lame a tagliare i bordi così netti.
Non vorrei.
La mano disegna le piccole facce.
Ho visto “La femme mariée” di Godard.
Tutto così frammentato come un bouquet di immagini in uno specchio rotto, ma lieve.
La donna bimba. Gesti lenti.
Chissà se.




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