
Il 22 luglio scorso, la Chiesa ha celebrato Santa Maria Maddalena, una delle più importanti discepole di Gesù. Fu presente alla Crocifissione quando molti discepoli erano fuggiti, assistette alla sepoltura e fu la prima testimone della Risurrezione e la prima ad annunciarla. Nei Vangeli è nominata almeno dodici volte, più della maggior parte degli apostoli.
Eppure la sua storia è stata riscritta. Pur non essendoci alcun fondamento nei Vangeli, per secoli Maria di Magdala venne identificata con l’anonima peccatrice e trasformata nella “prostituta pentita“. Fu papa Gregorio Magno, nel 591, a fondere diverse figure femminili dei Vangeli in un’unica persona, interpretando persino i “sette demoni” da cui era stata guarita come simbolo dei sette peccati capitali.
Solo nel 1969, dopo il Concilio Vaticano II, la Chiesa cattolica riconobbe ufficialmente che Maria Maddalena e la peccatrice senza nome erano due donne distinte. Nel 2016, Papa Francesco ha ulteriormente elevato la memoria liturgica (il grado minore di celebrazione per i santi) di Maria Maddalena al rango di festa, riconoscendo il suo ruolo unico come prima testimone della Risurrezione e colei che per prima ha annunciato la notizia agli Apostoli (motivo per cui la tradizione la definisce “l’Apostola degli Apostoli“)
Eppure quella falsa immagine continua ancora oggi a sopravvivere nell’arte, nella letteratura, nell’immaginario collettivo e perfino in alcune omelie. Mi sembra difficile non vedere, in questa vicenda, uno dei tanti casi in cui l’autorevolezza di una donna, attestata dagli stessi Vangeli, è stata oscurata dalla tradizione e dall’interpretazione maschile della Chiesa.
continua
Immagine: Beato Angelico – Noli me tangere – 1438
Web Gallery of ArtJohn Pope-Hennessy, Beato Angelico, Scala, Firenze 1981., Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=7363525





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