
Questa volta – oltre alla mia poesia – desidero aggiungere due commenti che aggiungono senso e significato al mio scritto, arricchendolo.
La cattiveria è bassa e meschina
vestita di cenere e pece
nasconde la pelle ipocrita
e non avvezza
al contatto
e desiderio;
si nutre di mosche luride
e pietruzze melmose…
Non abita le geometrie divine
ma sta negli abissi putridi.
Non intende suoni angelici
non si commuove
non canta
non s’alza.
La cattiveria è assente
da ogni esterno luminoso e candido.
Non vibra, assorbe.
Risponde solo agli istinti di necrofago.

Mi piace molto come hai descritto la cattiveria: una materia spenta, incapace di luce, di musica, di commozione. È un corpo che non sa stare nel mondo alto delle geometrie divine, e per questo resta negli abissi, dove tutto ristagna. Mi colpisce la scelta di non attribuirle grandezza — nessun fascino oscuro, nessuna potenza tragica. Solo piccolezza, solo ciò che consuma e non genera. È una prospettiva rara, perché toglie alla cattiveria ogni maschera e la restituisce per ciò che è: un moto che non porta avanti, ma indietro; non apre, ma chiude; non trasforma, ma corrode. Con questi versi la cattiveria non la giudichi ma la osservi e proprio per questo, arriva più in profondità.
Nemesys
Ci sono testi che descrivono la cattiveria. Il tuo riesce in qualcosa di ancora più raro… le toglie ogni illusione di grandezza. La riporti alla sua vera natura, piccolissima, incapace di creare, di elevarsi, di vibrare. Mi ha colpito soprattutto questo…il male non viene raccontato come una forza, ma come un’assenza. Assenza di luce, di musica, di commozione, di vita. È una prospettiva di una profondità straordinaria, perché ci ricorda che la cattiveria non costruisce mai nulla, consuma soltanto ciò che incontra. Davvero una poesia intensa, lucida e potentissima. Non poteva che essere tua la penna. Tu hai la capacità di portare nei tuoi testi la trasparenza dell’anima . Sei straordinaria davvero.



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