È un suono sordo quelle delle ombre che si azzuffano. Il vento le agita, le tira, le respinge. Infine, le vivaci brune giocano libere, in una buffa lotta corpo a corpo.

Quelle sono le stesse ombre che osservavo da bambina. Lunghe d’inverno, rinsecchite d’estate. Fugaci d’autunno, rintronate a primavera.

In quei raggi di sole, davanti alla porta finestra, ho visto mia nonna cucire, mia madre lavorare all’uncinetto, me stessa curva sui libri, le mie figlie dormire beate, con la boccuccia semiaperta.

La cerco ancora, costantemente, quella sensazione rassicurante di casa. Quel vivere in un tempo non situato, in uno spazio senza tante costrizioni.

Sollevo inconsapevolmente un angolo della bocca e un impercettibile sbuffo di vapore scende dalle narici. Si accentua quella ruga che tanto vorrei celare all’illusione di un’eterna gioventù.

Rivivo, con nitidezza, le scene cristallizzate nella memoria viva della nostalgia.

[E’ possibile visualizzare il video relativo a questo testo sui miei canali social, Facebook e Instagram:

Enza e le storie stese

Lascia un commento

arcipelago di cultura

Scopri di più da MasticadoresItalia

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere