Sussulta un fragore di scheletri che cedono all’oscuro,
un’esondazione di linfa che ha smarrito la rotta
e percuote, convulsa, le pareti del cranio.

Il corpo è un opificio di metalli ossidati,
una defezione che esala febbre e salmastro.
Allora ho immerso le mani nell’abisso del petto.

Ho reciso i filtri che vincolano il polso al significato,
estirpando il supplizio come un dente infetto.

Non è quiete, è ablazione:
ho abbandonato la cute ai suoi morsi,
ho consegnato la fibra al suo incendio.
Ora abito un acme di candore assoluto.

Sotto il mio sguardo, la biologia arranca e s’interdice,
ma io sono l’occhio che scruta il collasso
senza lasciarsi lambire dal fango.

La mente è un bisturi che asporta il superfluo:
lascio che la carne si consumi nel suo rito epocale,
mentre io resto integra, tersa,

astratta in me.


Se agita un fragor de esqueletos que ceden a lo oscuro,
un desbordamiento de linfa che ha perdido el rumbo
y golpea, convulsa, las paredes del cráneo.

El cuerpo es un opificio de metales oxidados,
una defección que exhala fiebre y salitre.

Entonces sumergí las manos en el abismo del pecho.
Recorté los filtros que vinculan el pulso al significado,
extirpando el suplicio come un diente infectado.

No es quietud, es ablación:
he abandonado la piel a sus mordiscos,
he entregado la fibra a su incendio.
Ahora habito un acmé de blancura absoluta.

Bajo mi mirada, la biología se arrastra y se proscribe,
pero yo soy el ojo que escruta el colapso
sin dejarse lamer por el fango.

La mente es un bisturí que extirpa lo superfluo:
dejo que la carne se consuma en su rito epocal,
mientras yo permanezco íntegra, tersa,

abstraída en mi.

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