Omer Bartov è uno studioso israeliano che vive e insegna negli Stati Uniti. È un esperto di Olocausto e di genocidio: i due termini non sono sinonimi e hanno dato vita a due branche separate della stessa disciplina, poiché l’Olocausto (in seguito definito anche come Shoah) riguarda un preciso genocidio, quello degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale, mentre chi si occupa di genocidio estende la propria attenzione ad altre manifestazioni di questo che è stato chiamato “il crimine dei crimini”. Un elemento che distingue gli studiosi dell’Olocausto dai loro colleghi sta principlamente nel fatto che dalla maggior parte di loro lo sterminio degli ebrei viene considerato l’unico, vero genocidio, le cui caratteristiche specifiche vengono portate a paradigma e la cui enormità fa percepire come meno gravi altri stermini di massa. Naturalmente nessun genocidio è la fotocopia dell’altro, per cui certo la Shoah ha delle caratteristiche uniche, non ultima il numero strabiliante di vittime che ha mietuto; però c’è il rischio che si possa pensare: noi e solo noi siamo le vittime di un genocidio, tutto il resto si può derubricare a tipologie quali i crimini di guerra o i crimini contro l’umanità. Un punto di vista di questo genere è rafforzato dall’idea che in generale gli ebrei hanno della propria eccezionalità, dell’essere il “popolo eletto” e i destinatari della promessa di Dio sulla terra in cui è nato lo stato di Israele.
Bartov esamina in questo corposo e molto approfondito saggio diverse tematiche: il sionismo, la nascita di Israele, l’antisemitismo nelle sue varie fasi dal Medioevo a oggi, ciò che è accaduto il 7 ottobre e ciò che è accaduto dopo, la cosiddetta sindrome del “mai più” che per molti anni è stato ripetuto come un mantra per poi precipitarci in una situazione internazionale gravissima, nella quale il “mai più” ce lo siamo tranquillamente dimenticato. È un autore molto competente, pacato e ragionevole; è ebreo e israeliano, ma non per questo gli manca la lucidità per analizzare con chiarezza, senza mezzi termini, ciò che è accaduto durante oltre un secolo, dai tempi della Palestina mandataria alla nascita di Israele, alle varie fasi della sua storia, a oggi. È lui che disse, nel 2025, “Sono uno studioso di genocidio: so riconscerne uno quando lo vedo”.





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