Radio Sarajevo è il racconto della guerra di Bosnia, e in particolare dell’assedio di Sarajevo, vista dagli occhi del giovane Tijan, un ragazzino di soli dieci anni, figlio di docenti universitari, che vive sereno in un appartamento in città, va a scuola, fa parte di un gruppo di amici, quando all’improvviso la sua vita viene sconvolta dall’irrompere della guerra. I primi bombardamenti sulla città lasciano il piccolo Tijan sconcertato, il rumore delle esplosioni, i vetri che si infrangono, la corsa verso la cantina dove rifugiarsi: alla paura si mescola il senso dell’avventura.

Col tempo, Tijan e la sua famiglia e tutti gli abitanti del grande condominio in cui vivono faranno il callo alla nuova situazione e cercheranno di arrangiarsi in tutti i modi. Il romanzo racconta i continui bombardamenti, le morti innumerevoli, la fame, il freddo, i mille modi in cui la gente si ingegna per sopravvivere. Le scuole interrotte e poi riprese, le scorribande dei ragazzini, certi personaggi discutibili, già criminali, poi eroi della resistenza, infine nuovamente delinquenti. La famiglia di Tijan, che ha anche un fratellino, trova difficile adattarsi alla nuova vita di stenti che la guerra impone, tant’è vero che prima la madre e poi anche il padre cominceranno a dare segni di instabilità. Con gli amici più cari Tijan riesce ancora a divertirsi, ma per poco: la situazione tesa, le rivalità interne tra la popolazione rovineranno anche le loro relazioni. I ragazzi vedranno i loro primi morti, alcuni dei quali saranno dei giovani poco più grandi di loro. E la normale crescita, il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, sarà per loro turbato e condizionato dalla guerra.

Alla fine la famiglia di Tijan si trasferirà in Germania, destinazione scelta dalla madre, che è specializzata in germanistica e conosce bene il tedesco: per tutta la famiglia questo trasferimento, sbbene li salvi dalle bombe e dalla miseria, sarà una ferita insanabile.

Un testo capace di rendere in modo persuasivo la realtà della guerra vista con gli occhi di chi la deve subire: e se dalla guerra in Bosnia sono passati ormai più di trent’anni, altre guerre purtroppo stanno mietendo vittime anche in questo momento.

Una risposta a “Radio Sarajevo, di Tijan Sila (Voland, 2026). Recensione di Marisa Salabelle”

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