
Il culmine dell’ossessione rossiniana per la pasta diede vita alla “Guerra dei Maccheroni”, una guerra fredda culturale durata trent’anni contro lo scrittore Alexandre Dumas padre.
Intorno al 1840, Dumas stava raccogliendo materiale per il suo Grande dizionario di cucina e chiese a Rossini la ricetta dei veri maccheroni. Il compositore lo invitò a cena a Bologna, promettendo di svelargli il segreto solo dopo averli assaggiati. Dumas si aspettava una classica e leggera pasta al pomodoro; Rossini gli servì invece la sua versione “sinfonica”, strabordante di burro, panna, champagne e tartufo.
Dumas, ritenendolo un “tradimento” della tradizione, si limitò ad assaggiare appena il piatto senza finirlo. Rossini, ferito a morte nell’orgoglio, si irrigidì, si rifiutò di consegnargli la ricetta e lo cacciò, giudicandolo “indegno”. I due non si parlarono mai più per il resto della vita, continuando a lanciarsi frecciate e maldicenze nei salotti parigini.
Il dissapore e gli sfottò tra i due buongustai continuarono per anni. Dumas non perdeva occasione per punzecchiare l’ego del rivale, commentando con finto candore:
“Rossini possiede un segreto per cucinare i maccheroni che crede superiore a quello con cui ha composto il Barbiere di Siviglia”.
Per ottenere la ricetta negata, lo scrittore fu costretto a fare il “ladro di ricette”, rivolgendosi a un intermediario per vie traverse.
L’ultimo atto si consumò nel 1869, quando Dumas pubblicò la versione definitiva e ironica del resoconto nelle sue Causerie culinaire, inserendo finalmente il piatto proibito con una stoccata finale di pura vendetta:
“Ecco finalmente la ricetta dei celebri maccheroni che il maestro Rossini mi ha così cordialmente rifiutato… e che, a dire il vero, non valgono l’orgoglio che ci mette nel prepararli”.
Per finire vi lascio con questa perla rossiniana., che potrebbe essere la perfetta colonna sonora per la faida letteraria con Dumas . Si tratta del celebre “Duetto buffo di due gatti“: un’intera opera lirica in miniatura cantata usando solo la parola “Miao”, manifesto dell’ironia dissacrante con cui Rossini amava sbeffeggiare i puristi della cultura.
In questo capolavoro d’animazione, il maestro Lele Luzzati segue la partitura musicale nota per nota, ambientando lo scontro felino tra i tetti e i panni stesi di una Napoli sognante. È un cortocircuito visivo perfetto: la stessa città che ha nutrito l’ossessione viscerale di Rossini per la pasta diventa il palcoscenico di questa bizzarra parodia musicale.
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