«Non è ciò che diciamo o pensiamo a definirci, bensì ciò che facciamo.» (Jane Austen)

La nostra vita quotidiana lascia sempre un segno. Una nota terapeuta, la signora A., mi spiega spesso che l’amore consiste in atti d’amore. Di conseguenza, la «piramide dell’amore» che costruiamo attorno a noi è sempre colorata da ciò che facciamo per chi ci sta vicino e per la società in generale. Abbiamo tutto il tempo necessario affinché le nostre azioni lascino un’impronta sugli altri. A volte, ci ritroviamo sconfortati nel vedere quanto in fretta sia volata via la giornata! Eppure, quella grande somma di minuti cela spesso errori inspiegabili: azioni che contraddicono le nostre intenzioni iniziali. Forse la stanchezza, la tendenza a rimandare (1), il disagio in certe situazioni, la negligenza, o persino la persona specifica con cui ci troviamo a interagire in quel momento, finiscono per influenzare il nostro comportamento. Ma non dobbiamo arrenderci.

Alla mia età, scopro di poter comunicare con meno barriere. Esprimo — con gioia, sincerità e buon umore — cose che altri magari terrebbero per sé. Noi esseri umani siamo creature intelligenti, capaci di percepire quelle «molecole d’amore». Dobbiamo solo attivarle.

Non molto tempo fa, lo slogan elettorale fallimentare di un politico — ormai al tramonto, ma ancora impegnato a lottare per mantenere il potere — era «Il potere dell’amore». Si esibiva in balli sul palco e indossava magliette, un po’ come fa Trump quando, ascoltando la sua musica preferita, si mette a ballare sul podio. Ma il «potere dell’amore» non è un semplice slogan. È una forza potente che unisce milioni di persone: nelle lacrime versate dopo un incidente; durante matrimoni, battesimi o la nascita di un bambino; ​​nel corso dell’avvio di nuovi progetti; oppure mentre si passeggia lungo un fiume, immersi nel silenzio. Quando, a 17 anni, decisi di ricostruire il rapporto con mio padre, scendevo dall’autobus e percorrevo a piedi circa cinque isolati, fiancheggiati da platani e caratterizzati da strade sterrate e sabbiose — sabbia che proveniva dal vicino fiume. Il cammino parve così lungo, richiese così tanto tempo, che le mie gambe si fecero pesanti, come a dire: “Non farlo! Non andare!”. Ero spinto soltanto dal principio — come suggerisce Jane Austen — secondo cui non è ciò che pensiamo, ma ciò che facciamo, a definirci.

Ed è proprio questo il potere dell’amore.

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L’espressione “atti d’amore” funge quasi da motto familiare nell’opera di Re Crivello — attribuita spesso a sua moglie (“la signora A”) — e definisce l’amore non come uno stato dell’essere, bensì come una pratica quotidiana; qualcosa che “si nutre solo di atti d’amore” (*Una furiosa izquierdista*). Qui, il concetto si intreccia con un altro tema centrale: la libertà intesa come rottura. In *Memoria e Identidad*, l’autore spinge quest’idea verso il suo estremo radicale: se la vita si costruisce attraverso atti d’amore, e tali atti nascono da scelte personali, allora “infrangere il codice” ereditato dalla propria famiglia potrebbe rappresentare l’atto d’amore più autentico verso se stessi — un gesto che *La patria portátil* interpreta come una fusione tra l’aspetto computazionale e quello esplosivo: in parte programmatore, in parte demolitore.

In *Memorias de un hombre estúpido*, questo concetto si accompagna al perdono — nell’ambito del percorso di elaborazione del lutto per Mónica Nigro — suggerendo che amare e perdonare siano entrambi atti di rinuncia al risentimento di fronte alla transitorietà della vita. E in *La aldea líquida*, l’idea si trasforma in una diagnosi della nostra epoca: nella “modernità liquida” — dove il sesso e il possesso hanno la meglio sull’impegno — “rimangono pochi romantici” capaci di compiere tali atti, nonostante la forza vertiginosa dell’effimero. (1) La procrastinazione è l’abitudine o il comportamento che consiste nel rimandare deliberatamente compiti, attività o decisioni importanti, sostituendoli con altri più piacevoli, irrilevanti o meno impegnativi, pur essendo consapevoli delle conseguenze negative che ciò comporta.

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