La condivisione odierna richiede un piccolo sforzo nel lettore. In passato ho parlato del tradimento nelle diverse fasce d’età del ciclo di vita soffermandomi, sull’adolescenza. Oggi vorrei proporre un’analisi del tradimento nella coppia adulta. E’ richiesto lo sforzo di uscire dal pregiudizio e dai cliché che accompagnano questo evento. E’ molto probabile che chi legge, sia stato vittima o complice di un tradimento eppure l’approccio portato qui in essere non è né di accusa né di giustificazione.
Il tradimento “infantile” quello fatto di sola carne travestita da passione è spesso un atto di vigliaccheria; ridurre l’altro a mero oggetto oppure ricercare l’atro/a per bisogno di attenzione o sentirsi attraenti e ancora capaci di saper conquistare è solo un modo per mancare le proprie responsabilità.
Che cosa accade -pertanto- quando si tradisce?
Seguendo una ottica sistemica il tradimento nella coppia non è mai un evento a sé, qualcosa che rompe l’antica armonia (anche se molti si ostinano a dire che andava tutto bene). Si tratta, infatti, del sintomo visibile di un movimento sismico che avveniva già da tempo, dentro l’individuo o nella trama invisibile della coppia.
Per chi si ritrova dall’altra parte, la scoperta del tradimento è un terremoto identitario. In termini clinici, parliamo di una vera e propria rottura della funzione contenitiva della relazione — ciò che Wilfred Bion descriveva come la capacità dell’altro di farci da contenitore emotivo, da porto sicuro.
Quando crolla la fiducia non perdiamo l’altro ma la nostra storia ,arrivando a mettere in dubbio quanto fino a quel momento c’era stato “ma allora cosa c’era di vero?”. Viene a mancare il presupposto fondamentale, quel patto d’amore implicito; è una ferita al senso di valore personale che richiede tempo, spazio e cura in uno spazio protetto per poter essere elaborato.
Seguendo, quindi, l’approccio sistemico gli individui non agiscono mai nel vuoto.
La coppia è un sistema che vive equilibri, sbilanciamenti e taciti accordi. Il tradimento diviene quindi un dispositivo di compensazione e il terzo che entra nella coppia non necessariamente è causa della crisi ma la risposta (sbagliata e disfunzionale, certo, ma pur sempre una risposta) a un blocco del sistema.
Vi sono quindi i non detti accumulati: l’amante diviene la valvola di sfogo per le tensioni che la coppia non riesce a nominare o raccontarsi.
La perdita di differenziazione: Murray Bowen ha mostrato come, quando la fusionalità soffoca l’individualità, la persona possa cercare all’esterno uno spazio in cui esistere come individuo distinto.
Il fantasma di chi eravamo: Come osserva spesso la terapeuta Esther Perel, molte persone che tradiscono non stanno cercando un’altra persona; stanno cercando una parte di sé che hanno perso lungo la strada. Cercano di ritrovare la vitalità, la desiderabilità o la spensieratezza che la routine e i ruoli familiari hanno finito per soffocare.
L’infedeltà presenta molteplici facce, dolorose in un unico modo, ma prismatiche.
Tradimento sintomatico: Emerge da un legame svuotato, dove da anni manca intimità reale o comunicazione sincera. E’ un grido di allarme inconsapevole e porta a galla una crisi che la coppia fingeva di non vedere.
Tradimento identitario: non nasce dalla mancanza di amore ma da una crisi personale o esistenziale del singolo. E’ una ricerca di rinascita individuale, un tentativo maldestro di riattivare il proprio senso di vita-
Tradimento d’uscita: agito quando una persona non trova il coraggio di chiudere un legame finito da tempo. Funziona da catalizzatore e costringe l’altro a prendere quella decisione che non si riusciva a verbalizzare.
Spesso quando in consultazione giungono coppie che hanno o stanno affrontando un tradimento, la domanda è se sarà possibile superare quel dolore.
Nella maggior parte dei casi se si arriva in terapia, vi sono delle risorse ancora possibili; ci si mette in discussione e in gioco e forse quell’antica passione non è davvero perduta.
Sicuramente nulla torna più come prima poiché lo scossone del sistema a questo serviva: a dire che le vecchie dinamiche erano stagnanti e non più funzionali/funzionanti.
Dalle macerie sono possibili due strade:
Una separazione consapevole: Riconoscere che la storia ha esaurito la sua funzione evolutiva. Attraversare il dolore senza arroccarsi nel ruolo di martire o di carnefice permette di dirsi addio con rispetto, salvando quello che di buono c’è stato.
Il “secondo matrimonio” con lo stesso partner: Le coppie che scelgono di restare insieme dopo un tradimento e affrontano un percorso profondo non “dimenticano”. Semplicemente scelgono di sposarsi una seconda volta con la stessa persona, ma su basi completamente nuove: un contratto implicito finalmente esplicitato, una comunicazione più nuda e una maggiore maturità emotiva.
Il tradimento resta una esperienza dolorosa ma, come dicevo, ha implicazioni diverse.
Può accadere di innamorarsi -davvero- di un altro/a specie se la coppia originaria aveva smesso di esistere da tempo. In quel caso, quindi, non parlerei di un vero e proprio tradimento quanto di un trampolino di lancio per il proprio sé rinato o rigenerato.
Molto differenza la fa anche l’età della coppia (adulta). Capita non di rado che in consultazione giungano coppie di sessantenni che si sono abbandonati a qualche scappatella: il motivo? Stress della quotidianità, burnout lavorativo, lutti genitoriali troppo dolorosi o la mancata accettazione delle trasformazioni che la vita reca con sé e l’accesso in una nuova fase del ciclo di vita più vicino alla senescenza.
Lontani dai pregiudizi è importante capire che il tradimento è un evento luttuoso che come tale merita la giusta cornice di riferimento e identificazione. Tradire non è mai uguale e non è necessariamente la fine di un amore o la sua giustificazione. Non esistono errori che definiscono per sempre una storia, ma passaggi che la trasformano.
Sta a noi decidere se fare di una maceria una prigione di rancore o la prima pietra di una nuova consapevolezza.
Dott.ssa Giuseppina Simona Di Maio,
Psicologa Clinica, Albo degli Psicologi della Campania n.9767
Esperta in Disagio giovanile, devianza sociale e comportamenti a rischio,
Esperta in malessere adolescenziale e adolescenza
Psicologa scolastica,
Svolge attività di prevenzione, diagnosi e cura per la persona, i gruppi, gli organismi sociali e la comunità





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