Ogni giorno le mail che Claudia mi manda, offrono uno spettacolo diverso. Le apro e sullo schermo appaiono immagini di giardini fioriti o ampi panorami di prati invasi da farfalle con le ali spalancate su esili steli o sui petali dei fiori, pronte a fuggire e a popolare confusamente il cielo con i loro disegni variopinti.

Ogni giorno una mail senza una riga di spiegazione. Semmai il nome delle specie (colis, melitaca o arcania – fra quelli che ricordo) scritto a caratteri corsivi, piccoli, appena sotto ciascuna immagine, come fosse una didascalia o un breve promemoria, una nota a margine, per dare un segno di concretezza a quelle fantasie variopinte.

È da una settimana che le ricevo.

Mi sono fermamente rifiutato di cedere al sospetto che intendesse rimarcare la relazione tra i suoi ventuno anni e i miei trentasette. Ho preferito ritenerle come un suo voler sottolineare la propria leggerezza che le permetterebbe di volare, al contrario del mio immobilismo che faccio gravare involontariamente su di lei, ma che non sono capace di evitarle.

Prima Claudia aveva l’abitudine di attaccare un post-it sul lato esterno della porta di casa.

La sera al mio rientro l’opaco colore giallino su cui si incrociavano numerose linee, che aveva tracciate disordinatamente a formare una rete, sembrava segnalarmi un pericolo. O un impedimento o un ostacolo.

Con un vago senso di angoscia varcavo la soglia e mi ritrovavo davanti Claudia appoggiata alla parete di fronte alla porta d’ingresso, i capelli lievemente scompigliati, le braccia incrociate sul petto, gli occhi fissi su di me come fosse pronta a dirmi qualcosa.

Sopra di lei un grande disegno a sanguigna di due volti femminili su fondo color paglia: uno di profilo con lo sguardo corrucciato e i capelli grigi raccolti dietro la nuca, l’altro di fronte, nell’atto di urlare di rabbia e una lunga capigliatura nera fin sulle spalle.

Con voce rassegnata mi chiedeva: “l’hai visto?”. Accennavo gravemente di sì col capo. Lei con un sospiro abbassava gli occhi come a guardarsi il grembo. Allora iniziavo a raccontarle la mia giornata di lavoro senza riprendere fiato.

Adesso ogni giorno le farfalle e ancora la sua attesa sotto quel quadro. E sempre la mia angoscia.

Quando ci siamo conosciuti, Claudia era invaghita della musica, danzava da sola, rideva di un’allegria infantile, amava essere corteggiata, come amano esserlo tutte le diciassettenni. Era un po’ impudica nella sua femminilità. Ma proprio quella sfrontatezza, quella sua compiacenza nel mostrasi mi aveva conquistato.

Ogni sera, ci raccontavamo di noi stessi, ma soprattutto era lei a raccontarmi dei suoi studi, degli amici, del suo ragazzo, della sua incapacità a resistergli quando si faceva insistente e pretendeva l’amore anche quando lei non voleva. L’ascoltavo, la confortavo, le asciugavo le lacrime di un pianto silenzioso. Spesso mi chiedeva ridendo se provassi per lei più il piacere di desiderarla che il disappunto di saperla di un altro.

Non ho mai risposto alle sue domande. Chinavo il capo, mi chiudevo in me stesso. Non osavo toccarla né lei m’incoraggiava. Ma sentivo che ogni giorno si andava legando a me con l’orgoglio della ragazzina ammirata dall’uomo adulto.

Mi assaliva il dubbio che il suo orgoglio fosse quello di sentirsi profondamente avvolta da una relazione molto simile a quella tra un padre e la figlia.

Io non sentivo verso di lei nessun amore paterno, ma un desiderio infinito d’averla accanto, di sentirmi contagiato dalla sua voglia di vivere, dalla sua voglia di piacermi, dal suo desiderio d’essere accettata.

Il mio starle accanto ha esercitato pian piano su di lei una pressione garbata, soprattutto in questi ultimi quattro anni di convivenza. La sua spontaneità si è trasformata lentamente in consapevolezza del suo ruolo, delle sue responsabilità. Niente risate fuori posto. Molto meno musica.

Rimane adesso in me quel senso di angoscia per le sue mail come per i  post-it e per tutto il silenzio indecifrabile che accompagna questi segnali. Mi martellano, mi ributtano indietro negli anni in cui lei viveva nella sua libertà ed io temevo di perderla. Mi è sorto tante volte il desiderio di chiedergliene il senso, di scrutare in fondo ai suoi occhi il segreto di tanto silenzio.

Ma non voglio suscitare pensieri che non ha. Forse il suo – mi dico – è solo un gioco, un gioco di luci e di colori, un gioco di sogni che si librano nella sua mente.

Quando facciamo l’amore, la guardo e ho ancora quella paura di perderla. Quando mi parla, le sue parole mi giungono da dietro una lastra di vetro su cui scorre un velo sottile e uniforme di acqua gelida, come se in fondo al suo animo stagnasse una sensazione di solitudine, di smarrimento. Non so cosa  pensi, quello che potrebbe dire e che non le ho mai lasciato dire. Forse non l’ho mai lasciata libera. Non posso fermare questo suo fluire in oscuri sogni. I suoi occhi non mi guardano. Ho paura di restare solo. Sì, ho paura. Ho paura dei suoi sorrisi distratti, del suo giacermi remissiva tra le braccia, del suo volto illuminato da una luce che ne esalta i lineamenti, come le ali delle farfalle che riempiono le sue mail e sono pronte a volare per confondere il cielo. Ho paura del suo desiderio di ritrovarsi.

Oggi – ho deciso – non aprirò la mail. Tornerò a casa. A quell’ora non mi attende. Non la troverò sotto quel terribile quadro. La cercherò per le stanze, l’abbraccerò senza dirle nulla e lei si abbandonerà lentamente alle mie carezze. Non sarò assalito dall’angoscia.

Le sorriderò. Vedrò finalmente i suoi occhi guardarmi, interrogarmi, chiedermi ancora una volta di proteggerla.

Stretta tra le mie braccia, sentirò le sue ali tra le mie dita, la penetrerò dolcemente dove la vena le attraversa diafana e azzurrina l’inguine, con una lama lunga e sottile. Spalancherà le braccia, dischiuderà le labbra. Avrà il peso di una farfalla.

La custodirò nella teca di cristallo sigillata del mio cuore.

Marcello Comitini

2 risposte a “Il peso della farfalla.by Marcello Comitini”

  1. Muchas gracias Juan, por esta publicación. Es una feroz historia de un hombre que no sabe amar.

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  2. […] Mi agradecimiento infinito a Juan re Crivello por publicar esta historia un tanto feroz de un hombre que no sabe amar. Il testo in italiano lo trovate qui https://masticadoresitalia.wordpress.com/2023/04/19/il-peso-della-farfalla-by-marcello-comitini/ […]

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