“Smettila di leggere e
Vestiti, sono le 6 e non voglio
Arrivare in ritardo
Al cantiere
Per queste stupidaggini.”
E dove appoggio i piedi
Credi
È stata opera sua
Era leone
Era un orso
La sua auto odorava
Di polvere di cemento
E ferri surriscaldati
Dal lavoro
Non c’è una strada
Senza almeno una casa
Che abbia piastrellato
E puoi giurarci
Attraversando ognuna
Di queste
Gli bruciava l’animo
Diceva l’anno
Esatto
Il materiale
Posato
Il nome del
Proprietario
L’imprenditore
Il magutto
E dove inciampo
Credi
È stata opera sua
Percepivo il fastidio
Del pensiero
Che aveva
Dio mi fulmini
Indolente e pigro
Non fino infondo
Ci tolleravamo
Nel suo essere
Pietra
Monolite
Infastidito dal suo
Severo ero
Affogato nell’anaffettivo
Spaccato di schiena
Di ginocchia
Piegate
Nella sua auto tranne
Lo strano profumatore
Ormai vuoto
Inodore
Legato al retrovisore
Che ondeggiava
Il resto era
Puro
Immoto
E silenzio
Nessun dialogo
La mia testa era
E ancora
Costretta al frastuono.
Non rideva mai
Per nessuna ragione
A perte due
A parte la prima:
La partita a carte
Annuale
Quando la mano era buona
Rideva
Chiudendola
Picchiando la carta
Sul tavolo
Accompagnandola ad un verso
Un ghigno strano
Acuto estraneo alla sua
Voce greve
Che mi risuona in testa
Ancora
E fa tipo
“Hiiip”.
A parte la seconda:
La notte di Natale
Con la famiglia riunita
La sua figura
Vagamente addolcita
Vagamente distesa
Raccontava quella
Classica
Vecchia barzelletta*
Che ha ripetuto per
La vita intera,
Ogni volta uguale
E diversa,
Ogni anno che passava
Sempre più incerta,
A parte quella
Sua risata.
Era leone
Era un orso
Una forza inumana
La più grande che
Abbia mai visto
Una macchina
Gelata come verza
Nella fossa comasca
Strappata alla sua terra
Aspra molisana
Dentro un maglione
Di lana grossa
Di cui tra asfalti
Cittadini
Dover ora
Vergognarsi
Tra manichini
Più aggraziati
All’apparenza.
E dove appoggio gli occhi
Vedi
È opera sua
E sono acquario
E sono una falena
E dove incolonno parole
Leggi
È opera mia
Più lunga di pavimenti
Non da inorgoglirsi
Calpestati
Da difenderli
E quella volta
Che ha visto
La ciclabile piena
Di gente fare running
E ha spaccato il silenzio
D’un tratto
Come un angolo sgorbio
D’un grumo di sottofondo
Con mazzetta e scalpello
Voltandosi senza
Espressione
E senza espressione
Dicendo:
“Oh…non vuole proprio
Più morire nessuno.”
Ed era serio
Senza tono
Ed ho imparato
Più da questo
Sull’uomo
Che da Nietzsche
E Zarathustra
Scusa
“Hiiip!”






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