Quando ero piccolo
Affossavo la faccia
Nel cuscino e gridavo
Annusando il profumo
Del sapone di Marsiglia
Del detersivo
Poi ho capito
Seduti in questa stanza
Ad un paio di secondi
Di distanza
Assomigliare ad un tragitto
Che mi spossa
Alla sola idea
Del primo passo
Non sei la Woolf
Se metti i sassi in tasca
Ma non vai in acqua
Sussurri
“Filtra una luce strana
Dalla persiana.”
Boffonchio
“Sono solo le vecchie tende
Di mia mamma.”
La guardo
Non so come
Forse come
Si guarda il nero
Di un toast
Lei mi guarda
Non so come
Forse come
Si guarda uno scarico
Otturato
La stanza sembra piccola
Più claustrofobica del solito
Ora i capelli
Mi arrivano alla punta
Del mento
La barba è un po’
Troppo lunga
“Assomigli
A Gesù Cristo,
E io non posso litigare
Con Gesù Cristo.”
“Ti basi sull’ovvio,
E sul visto.”
“Forse hai bisogno
Di un buon parrucchiere.”
Grido
Barbaro muto senz’alibi
E grido
Al catrame e alla metro
Piedistallo del paradiso
Soffitto dell’inferno
Agli amori ancora scritti
Sui muri abbattuti da un pezzo
Alle insegne notturne
Alle vetrine accese
Alle massaggiatrici diurne
Ai bordelli costosi
Alla loro coca
Ai privè alla consulta
Comunale
Alla miseria
Alla sfrontatezza
Alla ricchezza
La forza e la debolezza
Ai ristoranti giapponesi
Che invece sono cinesi
All’involtino primavera
Che mi nausea
Alle croste spesse
Sulle ginocchia
Alle mani lesse
Da lavapiatti
All’occhio pesto
Le nocche sfatte
Alla fermata grondante
Da cento etnie
In giro come falene
Su i pullman in Lumpugnano
Come altalene
Senza fanti in Vaticano
Il buio che viene
Le destinazioni che vanno
Alla prima sigaretta del mattino
Al broncospasma
Ansia asma
Ai parchetti di tossici
Alle panchine fuori asse
Ai tombini fumanti
Alle pistole fumanti
Ai ragazzini con gli energy drink
Che belano in branco
Ai tappeti persiani
Ai tappeti in generale
Cumuli di polvere
Al palazzo dell’orrido sindaco
A quell’aspetto finto
A quel deserto di cemento
Di piazza Gino Valle
Da Loreto a Vetra
In bicicletta
Ai grattacieli
Che coprono i cieli
Al sole riflesso
Solo nei vetri
Ai giorni triti
A quelli ritriti
Ai nitriti
Ai solfiti
Ai solfati
Alla puzza sulle scale
Di spezie e di fritto
Di sugo e minestra
Ai corrimano unti
Appiccicati
Allo sfoglio di derma
Al respiro lungo
Che non trovo
All’efedrina
Alla benzodiazepina
Grido
Barbaro cieco senz’alibi
E grido
Nelle apnee notturne
Sveglie
Dentro le città protese
Alla gola
Con le loro mani lunghe
Le unghie sporche
Le mani morte
Ai palestrati gonfi
Alle voci all’elio
Alle voci grosse
Ai lampioni
Alle vetrine
A tutta quella luce
A quelle solo tre stelle pallose
Che ormai si scorgono
Ai risvegli nel freddo
Da corpo solitario
Sotto il cumulo di ghiaccio
Dei loro occhi
Uno straccio
Al nome proprio
A quello improprio
Alla cavalleria tutta
Ai conservatori
Ai conservanti
Ai liberali
A quel finto liberarsi
A me chiuso
Come i ricci
A me aperto
Come i pacchi
Il giorno di natale
Al coccobello
Ai braccialetti africani
Al logotipo contraffatto
A quello vero
All’assuefatto
A tutti i codici del cazzo
Ai pagamenti digitali
Alle offerte interinali
Alla pubblicità
All’iconografia
E pure all’iconoclastia
Ai tuoi corrotti occhi
Gli accampamenti immigratori
Gli accampamenti residenziali
Alla tua mente persuasa
A quelli con le gambe larghe
Sui treni
A quelli con la fretta
Sui marciapiedi
A me
A me
Grido
“Non ho i soldi
Per un parrucchiere,
E se li avessi
Ci farei altro.”
“Tagliateli da solo
Come sempre allora.
Sei bravo dopotutto.”
“Non li taglio affatto.”
“Sembri trascurato.”
“Lo sono.”
“Non da me.”
“No, da me.
Sono un fallito.”
“Smettila, non è vero.”
“Lo vedi?”
“Cosa?”
“Ho fallito anche in questo.”
Poi ho capito
Grido
Barbaro sordo senz’alibi
E scrivo
Annusando il profumo
Dell’inodore
Monossido.






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