Tutti sono “stipati”, una sensazione che si riferisce a uno spazio fisico in cui i giocatori sanno che l’interazione umana si misura in millimetri. In queste situazioni, tutti conoscono le regole e i conflitti di confine sorgono quando la relazione si rompe e si decide di provare qualcosa di nuovo altrove: è allora che i legami emotivi si scatenano come guerre tra clan. Tutti prendono posizione; alcuni, abbastanza ingenui da versare lacrime e dire che preferirebbero che la coppia rimanesse insieme, mentre altri impacchettano i loro effetti personali più intimi e si scagliano contro chiunque si metta sulla loro strada, cercando di andarsene, di scappare, di trovare un posto ragionevole dove fermarsi dalla marea che li sta travolgendo.

E quelli che rimangono? Lottano con le esigenze quotidiane, gli appunti dimenticati o le bollette inaspettate.

I giudici ascoltano innumerevoli donne intrappolate dalle spese, che chiedono risarcimenti incalcolabili: le feste di compleanno dei bambini non incluse nella divisione dei fondi, le attività extracurriculari che lui si rifiuta di pagare, e accumulano ricevute e fatture. La diseguaglianza all’interno della coppia prende piede, lasciando ogni partner con i propri obblighi. Gli uomini piangono raramente e cerchiamo subito una donna per attutire il colpo. Per noi, all’inizio è solo una donna; più tardi, questa gentile partner sessuale emerge come una donna. Gli uomini sono fragili dove emergono eccesso e saggezza. Ogni minuto instaura una nuova relazione che sembra lenire quella fragilità. Le donne si ritrovano con i figli, i pesi e persino i parrocchetti, se ne hanno.

In questa rottura dell’amore strettamente legato, entrambi i sessi adottano strategie di sopravvivenza. Alcuni se la passano meglio, altri meno.

Il muratore che lavora a casa mia mi ha detto: “Ha tenuto l’appartamento e i bambini, poi li ha cacciati e sono venuti a casa mia. E a me è rimasto l’amore e il desiderio di una famiglia, dovendo ricominciare da zero a 50 anni”. La storia può essere invertita se si tratta di una donna, oppure si può interpretare un altro racconto corale. Ad esempio, quello che raccontano i bambini.

I miei genitori si separarono quando avevo otto anni e un vuoto brutale e insensato si aprì dentro di me. Finii a vivere con le mie due nonne italiane. Mi ci vollero anni per ricucire quel baratro, creato da due persone che si odiavano a vicenda, come se fosse la fine del loro intenso amore.

A volte, i figli di genitori divorziati dimenticano quel momento magico prima della separazione dei loro genitori, un momento nato dall’amore: intenso, fertile, feroce e innocente, l’amore che ci ha messo al mondo grazie a loro.

3 risposte a “Stiamo parlando di divorzio e figli? by j re crivello”

  1. Il dolore che devono patire i figli è la cosa più ingiusta.

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    1. Sono d’accordo con te, Raffa…

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