La continuità del male di Tomaso Montanari ricostruisce con molta accuratezza il legame, la continuità tra Fratelli d’Italia e il fascismo. Lo fa esaminando documenti di vario tipo: testi di Mussolini e di Hitler, le Tesi di Trieste, del 2017, nelle quali si enuncia l’ideologia di FdI e stralci dei due libri di Giorgia Meloni, Io sono Giorgia e La versione di Giorgia. Nonostante la distanza di circa cento anni tra i testi fascisti e quelli di Meloni e del suo partito, nonostante le differenze di contesto e di linguaggio, la continuità del pensiero meloniano e di quello di Fratelli d’Italia con l’ideologia fascista è impressionante. Montanari esamina alcuni punti specifici: l’idea di nazione, il concetto di identità, il razzismo, il ruolo della donna, il valore della diseguaglianza, l’avversione nei confronti della Costituzione e l’esaltazione del ruolo del capo. Per Meloni, in perfetta continuità con l’idea fascista, l’identità, ciò che una persona è, è qualcosa di innato, di biologico: essere donna o uomo, essere italiani o stranieri, essere di pelle bianca o nera. Non si sfugge a ciò che siamo, anzi: ciò che siamo ci deve inorgoglire, perché nell’idea meloniana, come era d’altra parte in quella mussoliniana, essere italiani è un di più, è un indice di superiorità, qualcosa di cui sentirsi orgogliosi. Per questa ragione Fratelli d’Italia è nettamente contrario allo jus soli e restio a concedere la cittadinanza: la cittadinanza italiana è qualcosa che ci si deve meritare, e che può essere revocata, creando così cittadini italiani di serie A, che resteranno tali anche dopo aver commesso crimini gravissimi, e di serie B, quelli ai quali la cittadinanza può venire concessa ma anche tolta. L’esaltazione dell’Italia e della sua unicità è costante nelle parole e negli scritti di Meloni come lo era nelle parole e negli scritti di Mussolini. L’Italia è Nazione, è Patria, e non sono termini neutri, perché fanno riferimento alla nascita e ai padri, sono quindi escludenti rispetto a chi in Italia non è nato o ha antenati che provengono da altrove. L’Italia ha un destino, e questa idea del destino di una nazione la ritroviamo anche in altre società, come gli Stati Uniti o Israele, o nella Germania nazista: e tutti sappiamo o dovremmo sapere quanto danno può fare quest’idea che una nazione abbia un destino che la pone al di sopra delle altre. Inoltre, cittadini e cittadine devono riconoscersi nella nazione, essere al suo servizio: si vive per dare lustro e per rendere potente la propria nazione, si fanno figli per darle una discendenza. Di qui il tema della donna e del suo ruolo, che perfino per la moderna Giorgia Meloni è quello di sfornare figli per la grandezza dell’Italia e, possibilmente, stare a casa per accudirli. Ovviamente non c’è spazio, in questo contesto, per le persone omosessuali o transgender, anzi avversate in modo pesante.

Il tema del sangue è ossessivo nei testi fascisti e in quelli dei continuatori: il sangue che ci scorre nelle vene, l’ereditarietà biologica: il sangue italiano non è certo quello dei neri o di altre etnie (si dice etnia per non dire razza, dato che il concetto di razza è ancora impresentabile oltre che essere stato smentito dalla genetica). Il sangue è anche quello che si versa per la patria. Le persone non sono uguali, a parte la diversità razziale, c’è quella sociale, che è sacrosanta, perché motore del progresso e dello sviluppo.

Quanto al mito del capo, è risaputo che si tratta di un caposaldo di tutti i regimi autoritari e delle dittature. In Italia abbiamo avuto il Duce. Sembrava che, una volta usciti dalla pericolosa identificazione con un capo, arbitro delle sorti della nazione, che peraltro ci aveva portati al disastro, noi italiani ci fossimo un po’ vaccinati contro certe derive. Il culto del capo invece ha una grande ripresa al giorno d’oggi, sia nei regimi che nelle democrazie, che tanto democrazie ormai non sono più. Giorgia Meloni è una leader nata, indubbiamente capace di attirare consensi su di sé, ma ciò che è più importante è che la sua visione di nazione comprende il ruolo di un capo che sappia indirizzarla verso il suo destino, che sappia capirne gli umori e guidarla con mano ferma. Insomma, tutto il contrario di quello che sta scritto nella nostra Costituzione, dove non si prevede un Capo, dove l’esecutivo è uno tra i poteri dello Stato ma non il principale, dove non si parla di Nazione o Patria ma di Repubblica, dove non è il sangue a unire i cittadini, né quello ereditario né quello versato sui campi di battaglia.

Tomaso Montanari, storico dell’arte, docente universitario e rettore dell’Università per stranieri di Siena, si distingue per l’acutezza e il rigore delle sue analisi critiche e per la passione con la quale in questi ultimi anni ha sostenuto la causa palestinese e denunciato il genocidio.

Una risposta a “La continuità del male, di Tomaso Montanari. Feltrinelli, 2026. Recensione di Marisa Salabelle”

  1. […] Natale La continuità del male, di Tomaso Montanari. Feltrinelli, 2026. Recensione di Marisa Salabelle […]

    "Mi piace"

Lascia un commento

arcipelago di cultura

Scopri di più da MasticadoresItalia

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere