Cantine aperte: che bella iniziativa!
Vado con gli amici a visitare la più antica cantina irpina.
Sotto un vivido sole di maggio che mette a dura prova le capacità attentive, ascoltiamo incuriositi un po’ di storia. Il gruppo di visitatori è rivolto, compatto, verso l’oratore. Ma due note stonate si impongono alla mia vista. Una donna, sulla cinquantina, seduta sul muretto, con le ginocchia tirate al petto e grandi occhiali neri, rivolge il viso al sole; ha i lobi adornati da vistosi orecchini dorati e sfoggia un abbigliamento che, a primo impatto, appare curato. Subito davanti a lei, un bambino, di circa otto anni, con riccioletti biondi a caschetto, fotocopiando l’atteggiamento alternativo della donna, siede con la medesima postura.

Il gruppo prosegue il percorso all’interno della cantina fresca; segue le spiegazioni della guida che intanto continua a illustrare storia, luoghi, strumenti e produzione della bevanda degli dèi.
La donna, in prima fila, pone al Cicerone domande apparentemente interessate, talvolta forzate ed evidentemente ostentate. Due bambini ronzano in sottofondo, scorrazzando avanti e indietro per le cantine, in atletici quanto fastidiosi slalom tra la gente: il bambino ricciolino è ora in compagnia di una copia di sé, di qualche anno più grande. Parlando a voce alta, si avvicinano entrambi a un uomo in giacca a righe, camicia e scarpe eleganti. È appoggiato al carrello di ferro in cui riposano bottiglie di ciò che diventerà spumante, coperte da almeno tre dita di polvere compatta: mi domando, che ne sarà di quei pantaloni blu e della giacca chiara? I bambini gli si avvinghiano al collo, stiracchiando la schiena come gatti, in una smorfia di stanchezza mista a noia. Non posso biasimarli: personalmente, non ritengo l’evento adatto ai bambini.
Un banchetto sul quale svettano calici che attendono di essere riempiti segnala la fine del percorso. Accanto alle bottiglie di bianco e di rosso, vedo adagiati vassoi con pezzetti di pane casereccio e deliziosi bocconcini di formaggio primo sale. La signora dai grandi occhiali si fionda sui vassoi e il marito penetra sapientemente la barriera di gente lateralmente, per accaparrarsi il vino; i figli in mezzo a loro affondano agevolmente nei vassoi le mani con cui poco prima avevano scritto sulla polvere. Impossibile avvicinarsi al bottino, contrastando un tale gioco di squadra. Che stupida a stupirmi: avevo dimenticato che le persone davanti ai buffet perdono qualsiasi bon ton e anche quel minimo di senso civico e cortesia richiesti nella vita aggregata. Ma noi vogliamo gli assaggi di vino che ci spettano, il primo sale e il pane. Così, io e i miei amici siamo costretti a creare una catena umana perpendicolare al banchetto, di cui il primo anello prende il boccone e lo passa indietro, come in una staffetta, attraverso la catena. Incredibile, continuo a ripetermi: ma dove è finita la buona educazione?
Non ho ancora assistito alla ciliegina sulla torta. I bambini bevono tutti gli assaggi di vino, vestendosi da adulti e imitando molto bene l’espressione di chi è solito valutare le proprietà della bevanda all’olfatto e al gusto. Uno di loro si rimpinza la bocca di quadratini di formaggio: è purtroppo ben visibile il bolo mentre mastica a bocca aperta e parla con suo fratello. Subito dopo afferra a mano aperta il formaggio e costringe il più grande a mangiarlo, mantenendone la testa con una mano. Nel frattempo la mamma è intenta a spazzolare gli assaggi di cibo; ma è senz’altro il capofamiglia a guadagnare il podio della mancanza di signorilità associata a una furbizia inaudita. Insoddisfatto della quantità di degustazione che tocca a ognuno, si piazza furtivo davanti alle bottiglie, puntandole; ne prende una, fingendosi interessato all’etichetta, e approfitta, scaltro e disinvolto, del momento di distrazione di chi è addetto a versare il vino per riempirsi oltre metà dell’ampio calice – ben oltre la degustazione – con una mescita veloce e pulita.
Finalmente la visita è finita. Ci lasciamo la cantina alle spalle, ridendo increduli per quanto accaduto. Sediamo sulle scale ampie: è un bel quadretto, in questo borgo, con il cielo azzurro intenso alle spalle. Un’immagine così bella che decidiamo di posare per una foto ricordo tutti insieme. Sorridete… scatto! Prima foto col il bambino che passa. Di nuovo… scatto! Compare il padre che si ferma, distratto e noncurante, tra noi e chi vorrebbe scattarci la foto.
Forse è ora di tornare a casa.
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