Il mondo sta assistendo a un cambiamento di regime silenzioso ma inesorabile. Non ci troviamo più semplicemente di fronte a corporazioni che cercano di massimizzare i propri profitti, ma a una nuova fase del capitalismo tecnologico che aspira a fondersi con lo Stato o, più precisamente, a sostituirlo. Al centro di questo nuovo ordine mondiale si trova l’intelligenza artificiale — IA —, una tecnologia che ha smesso di essere un mero strumento commerciale per diventare l’arma definitiva di dominazione geopolitica e controllo sociale.
Il recente manifesto in 22 punti pubblicato da Palantir è la dichiarazione d’intenti di questa élite. Scritto da Alex Karp e con la profonda influenza ideologica di Peter Thiel, il testo costituisce un programma politico che decreta il tramonto del capitalismo democratico. Nella loro visione di una «repubblica tecnologica», le istanze democratiche e il «pluralismo vuoto» sono considerati ostacoli intollerabili che frenano la determinazione e lo sviluppo del capitale tecnocratico.
Questa nuova classe dirigente sostiene che la tecnologia della sicurezza statale possiede una superiorità morale rispetto al mercato dei consumi o alla «tirannia delle applicazioni». La sua legittimità non si fonda più sul consenso dei cittadini, bensì sulla sua presunta capacità esclusiva di generare crescita economica e garantire la sicurezza pubblica attraverso l’IA. Documenti come il recente «Piano d’Azione per l’IA» degli Stati Uniti, promosso da ex membri della cosiddetta «mafia di PayPal», dimostrano questa simbiosi: propongono megaprogetti di centri dati ad alta sicurezza, fortemente finanziati dal settore pubblico, per dotare le agenzie di intelligence e l’esercito di capacità belliche potenziate dall’IA.
Questo nuovo ordine impone la dottrina del «potere duro», in cui la diplomazia e il potere soft vengono disprezzati come debolezze. Le élite tecnologiche affermano che l’era atomica sta volgendo al termine per essere sostituita da una nuova era di deterrenza globale basata sull’IA.
Le conseguenze di questa guerra algoritmica sono già tragicamente visibili. In Ucraina, un «esercito digitale» ha utilizzato software di IA per identificare obiettivi a una velocità senza precedenti, modificando radicalmente la natura del combattimento. Tuttavia, il volto più atroce di questo capitalismo militarizzato si osserva a Gaza. Lì, i sistemi di selezione degli obiettivi alimentati dall’IA hanno facilitato massacri di massa di civili nel giro di pochi minuti, operando quasi come armi di distruzione di massa sotto la fredda opacità degli algoritmi. L’IA si nutre di una sorveglianza costante per creare liste di obiettivi letali, nel tentativo di eludere ed eliminare i dibattiti etici in nome della presunta efficienza tattica e della corsa agli armamenti.
Ciò che queste corporazioni propongono sfiora pericolosamente il tecnofascismo. Esigendo che la società scambi le proprie libertà con un’obbedienza timorosa, cercano di smantellare tutti i contropoteri democratici. Criticano la trasparenza della vita pubblica, reclamano «clemenza» per i miliardari e arrivano persino a suggerire che la Silicon Valley debba intervenire direttamente nella lotta alla criminalità o promuovere il servizio militare obbligatorio. Per loro, la deliberazione morale e i diritti civili sono, semplicemente, il regime dei deboli.
Siamo di fronte a un capitalismo rentier che mira ad appropriarsi della rendita suprema: il controllo totale dello Stato. Se accettiamo passivamente che la colossale infrastruttura dell’IA sia controllata da un’oligarchia tecnologica non eletta, consegneremo la nostra libertà democratica in modo irreversibile.
È urgente opporsi a questo nuovo ordine e non permettere che il mondo si trasformi in un luogo militarizzato, oscuro e dominato dalla supremazia assolutista dei capitalisti tecnologici.




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