La relazione tra Ella Wheeler e Robert M. Wilcox fu definita da un amore condiviso per la poesia e un profondo interesse allo spiritualismo e all’aldilà.


Avevamo stretto un patto molto tempo prima.
Chi di noi fosse morto per primo avrebbe cercato di tornare dall’altro.
Un segno. Un suono. Una parola riconoscibile. Qualunque cosa, pur di dimostrare che la morte non era la fine.

Io e Robert condividevamo non soltanto l’amore per la poesia, ma anche una profonda attrazione per il mistero dell’aldilà.
Forse tutto era iniziato davvero dopo la perdita del nostro unico figlio, morto poche ore dopo la nascita. Quel dolore aprì dentro di noi una domanda impossibile da zittire: cosa accade davvero dopo la morte?

Negli anni ci avvicinammo sempre più allo spiritualismo, all’esoterismo, alle idee sulla reincarnazione e sul karma.
Per me la morte non era una fine, ma un passaggio verso un piano più elevato dell’esistenza.

Poi Robert morì.
Dopo oltre trent’anni di matrimonio, il dolore mi travolse completamente. Ma ciò che mi sconvolse ancora di più fu il silenzio.

Aspettai giorni.
Poi settimane.
Poi mesi.
Nessun segno.

Eppure ero convinta che dovesse esserci qualcosa oltre la morte. Leggevo gli studi di uomini illustri, come Sir Oliver Lodge, Conan Doyle, Crookes, Flammarion. e volevo credere che avessero ragione.
Ma il mio cuore implorava una prova.

Scrissi:
Le settimane divennero mesi, i mesi un anno, senza che mi giungesse alcuna prova dal mondo degli spiriti, dove credevo che mio marito vivesse.”

Disperata, partii per la California. Consultai medium, astrologi, mistici rosacrociani. Cercavo Robert ovunque.

Finché uno di loro mi disse qualcosa che non dimenticai mai.
Il mio dolore, spiegò, era diventato una barriera.
Paragonò la mia mente a uno specchio d’acqua: quando una pietra cade in un lago, l’acqua si intorbida e non riesce più a riflettere il cielo.
Il cielo è ancora lì sopra,” mi disse, “ma può riflettersi soltanto quando l’acqua torna calma. Così lo spirito di tuo marito attende di mostrarsi, ma non può raggiungerti finché sei travolta dalla sofferenza.

Allora iniziai a disciplinare il dolore.
Ogni giorno ripetevo una sorta di preghiera-mantra:
Io sono la testimone vivente: i morti vivono, ed essi parlano attraverso di noi e a noi. Sono pronta, Dio. Sono pronta, Cristo. Sono pronta, Robert.”

E alla fine credetti di sentirlo di nuovo.
Non con la voce del mondo terreno, ma attraverso messaggi, intuizioni, presenze invisibili che ero certa provenissero da lui.

Per Ella Wheeler Wilcox, l’amore non terminava con la morte.
Aspettava soltanto un altro modo per parlare.

Immagine: “Ella Wheeler Wilcox (Ritratto storico, Fonte: Wikimedia Commons / Pubblico Dominio)”.

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