L’amicizia di cui si parla in questo libro è quella tra l’autore, Ermanno Cavazzoni, e Gianni Celati. Entrambi scrittori e intellettuali, entrambi figure di rilievo eppure un po’ fuori posto nel mondo della cultura italiana per via di un certo modo di fare e di pensare che li accomunava, emiliano il primo, romagnolo il secondo, anche se casualmente nato a Sondrio, i due si incontravano spesso in certe trattorie di Bologna dove si potevano mangiare tagliatelle al ragù in “piatti tondi, normali” e passavano tutto il tempo a parlare dell’Orlando furioso o dell’Orlando innamorato, opere che amavano immensamente, o a fantasticare sull’aldilà o a raccontarsi storie buffe realmente accadute a loro conoscenti o soltanto immaginate. Queste storie avrebbero dovuto costituire il materiale di racconti e romanzi ancora da scrivere: lo scrivi tu? si chiedevano l’un l’altro. No, lo scrivi tu, poi andava a finire che non lo scriveva nessuno.
Si parla anche, in Storia di un’amicizia, dei vari progetti culturali ai quali i due hanno partecipato, e degli autori, eccentrici e bizzarri, che frequentavano il loro giro. Si parla ad esempio di Ugo Cornia, di Daniele Benati e di Learco Pignagnoli, autore di due raccolte di Opere complete (ma come può un autore scrivere due raccolte di Opere complete?), a proposito del quale non si sa se sia una persona reale o un alter ego di Benati. Insieme a questi e ad altri autori diedero vita a due riviste, Il Semplice e Il Caffè letterario, che però nel giro veniva chiamato il Pedullante.
Con leggerezza, Celati e Cavazzoni attraversano gli anni, sfiorando i grandi eventi ai quali però non credono: non credono nel comunismo ma nemmeno nei paradisi promessi dal capitalismo, non credono nel mutamento climatico e per loro Greta Thunberg è paragonabile a quel bambino, un tale Stefano, che nel 1212 decise di partire per la Terrasanta e trascinandosi dietro molti altri ragazzini cenciosi diede vita a quella che fu chiamata la crociata dei bambini.
Passano gli anni e Gianni Celati si ammala di demenza. Con grande stupore e con immenso dispiacere Cavazzoni vede declinare la sua brillante intelligenza, mentre quella che era sempre stata una notevole attitudine alla conversazione colta e acuta si trasforma in afasia e affabulazione. Cavazzoni segue con angoscia il percorso dell’amico che sfocerà nella morte, il 3 gennaio 2022, pochi giorni prima di compiere 85 anni.
Il memoir, dotto e svagato, piacevolissimo da leggere, toccante nella parte dedicata alla malattia e alla scomparsa dell’amico, è nella cinquina del premio Campiello, mentre non è rientrato nella sestina dello Strega.





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