E un altro giorno è andato, la sua musica ha finito
Quanto tempo ormai è passato e passerà
(…)
Ma il tempo andato non ritornerà.
“Un altro giorno è andato“, Guccini
Mia moglie mi chiede, qual è la tua canzone preferita di Guccini?
E io comincio. Forse “L’isola non trovata“. Magari “Il vecchio e il bambino“. C’è anche Bisanzio. Le faccio ascoltare “Vedi cara“, poi “Autogrill“. Le cito “L’avvelenata“, ma più dico e più me ne vengono in mente, a fiotti. Perché Guccini non era certo il cantante da un solo brano, si fa forse prima a elencare quelli riusciti così così che i capolavori.
Di “Metropolis” comprai la cassetta al Balon, probabilmente contraffatta, con l’inchiostro sopra che veniva via e il lato B che si sentiva malissimo. “Stanze di vita quotidiana” e “L’isola non trovata” me li regalò una mia cugina, già tempo andata avanti sulla stessa strada, gli altri li acquistai poco per volta usati a una bancarella a Porta Susa perché i soldi erano quelli che erano. Rigati, ma li consumai bene bene ulteriormente per ascoltare e riascoltare quelle canzoni, cercando me.
Quante volte le ho citate e cantate in questo blog, o nella vita. Perché era così, uno che avrebbe meritato il Nobel più di Dylan, altro che umile artigiano o lauro da genio minore. Forse fosse nato in USA, dato che gli americani ci fregano con la lingua. Invece era modenese volgare, con le radici “che danno la risposta” in una piccola città dell’appennino. Il che forse lo ha salvato, perché lo aveva reso sufficientemente allergico alle ideologie. I suoi dubbi sulla vita irrisi da professionisti acuti risuonavano con i miei. Cercava risposte, domandava, come fanno le persone sagge. Le sue storie narravano di poveracci, di gatti, di poeti che erano anche i miei, di vita quotidiana. Era di sinistra, certo, ma di quella ancora sana, con l’eskimo ma innocente, tanto da guadagnarsi rispetto e ammirazione anche da parti politiche lontane. A un suo concerto mi ricordo tanti pugni alzati alla Locomotiva, ma non ero certo il solo ciellino tra il pubblico, anzi.
Lo sto ascoltando mentre butto giù queste righe. Testi e musiche che oggi non trovi più chi ne sia in grado, in un tempo che ha fatto del vuoto e del niente la sua cifra. Ad arguti intellettuali che hanno fatto cura di cinismo potrà anche piacere ciò che sforna questa generazione sazia e disperata, io preferisco ancora lui.
Farewell. Spero di reincontrarti ancora, in quell’infinito che ti ha raggiunto, nella terra al di là dell’ultima Thule che ora sai vera.




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