Chi dipinge Francesca Albanese come un’assatanata “propal” amica dei terroristi dovrebbe leggere i suoi libri. Le relazioni che stila nel suo ruolo di Relatrice speciale ONU per la Palestina sono ammirevoli per rigore e chiarezza; ma scrive anche altro, opere più personali nelle quali parla ancora e sempre della Palestina ma raccontando storie, riportando episodi e condividendo le sue riflessioni. L’anno scorso uscì Quando il mondo dorme; nel maggio di quest’anno La luce del risveglio. Mentre portava in tournée il primo di questi due libri, le persone le chiedevano immancabilmente cosa potessero fare, cosa si potesse fare davanti a una situazione così drammatica come quella di Gaza e dell’intera Palestina. Perciò lei ci ha pensato e ha scritto La luce del risveglio, un testo suddiviso in nove capitoli, ciascuno dei quali ha per titolo un verbo: sognare, criticare, emanciparsi, resistere, nutrire, piangere, curare, danzare, ritornare. Ognuno di questi capitoli descrive una modalità con cui far fronte a quello che accade senza lasciarsene distruggere: sognare, anche nelle situazioni più tragiche, continuare a immaginare un futuro per non lasciarsi andare alla disperazione; non rinunciare alla critica, alla parola, emanciparsi come donne e come popoli, e così via. In ogni capitolo si fa riferimento a autori e filosofi, ad esempio il capitolo dedicato al piangere, al lutto, a chi sia meritevole, degno di essere pianto e chi no, si rifà alla filosofa femminista Judith Butler, mentre a proposito dell’importanza della resistenza e dell’emancipazione è citato Franz Fanon. Non mancano, tra gli autori di riferimento, Primo Levi, Hannah Arendt, Edward Said, Mahmud Darwish: ma non mancano nemmeno racconti ispirati alle vicende di persone comuni. Un libro che unisce, quindi, il racconto intenso e toccante con la riflessione e l’argomentazione, e ci propone una Palestina che nonostante tutto continua a sognare, a praticare le virtù quotidiane della cura e dell’assistenza alle persone care, che cerca ogni mezzo per nutrirsi e nutrire i più piccoli nonostante una crudele politica della fame praticata scientemente da parte dell’oppressore israeliano, che piange i propri morti e le proprie case distrutte ma che ancora danza, ama, mette al mondo figli, conserva la chiave di casa e non rinuncia a tornare sulla propria terra.

La luce del risveglio, di Francesca Albanese (Rizzoli, 2026). Recensione di Marisa Salabelle
Chi dipinge Francesca Albanese come un’assatanata “propal” amica dei terroristi dovrebbe leggere i suoi libri. Le relazioni che stila nel suo ruolo di Relatrice speciale ONU per la Palestina sono ammirevoli per rigore e chiarezza; ma scrive anche altro, opere più personali nelle quali parla ancora e sempre della Palestina ma raccontando storie, riportando episodi…
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