Resta il segno del tuo passo,
una piega d’aria che non si chiude.
Non è fuoco: è un filo sottile
che consuma senza clamore.

Ti cerco dove il giorno si curva,
nell’orma che trema,
nel respiro lasciato a metà
tra le stoviglie nel lavandino.

Il desiderio è questo scarto,
taglio che non guarisce,
lo squarcio dove il mondo
infila le dita per sporcarsi di vita.

E tu, presenza sottratta,
resti come punto d’ombra,
un respiro che non trova aria,
e non sa espirare.

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